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Come devo parlare in pubblico?
Esempi di discorsi per le varie occasioni della vita
Jacopo Gelli
Ulrico Hoepli Milano, 1912, pagine 464

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Capitolo terzo
   Patria, non fu dedicato a colui che creò la poesia italiana e nella più meravigliosa sintesi del pensiero umano fu insieme sommo poeta, filosofo e scrittore politico, accogliendo tutto quanto la scienza di quel tempo, albeggiante di civiltà, insegnava?
   Dante trascende il momento storico.
   Quando egli, abbandonati gli esametri latini, «Oscura regna canam, fluido contermina mundo », nei quali aveva cominciato a scrivere la « Divina Commedia » confidò il suo genio alla giovane lingua del popolo, e, come scrisse Giovanni Boccacci, sia per provare che essa era matura ed atta ad esprimere ogni pensiero ed ogni sentimento, sia perchè il poema sacro potesse essere letto da tutti e a tutti giovare, raccolse i tesori sparsi nelle cronache, nei versi d'amore « del dolce stil nuovo » e nei parlari del popolo e li fissò e immortalò nel divino poema, fu veramente il padre e il fondatore della lingua e della letteratura italiana. Chè, dopo il crogiuolo di tanti secoli, ancora, salvo eccezioni, la lingua di Dante appare eletta, pittorica, giovane; l'opera del genio non invecchia mai.
   Dante dunque rappresenta la lingua e la poesia italica.
   Quando egli, con una libertà di critica che, in quei tempi d'autorità e non di ragione, pareva follia, levò il rigore della sua logica contro il corrusco sogno di dominazione celeste e terrena balenato alla mente di Gregorio VII e illustrò le ragioni del Governo laico, sebbene mosso da ideali diversi dagl'ideali moderni, fu nella notte medioevale, la prima luce del tempo nuovo. Non dobbiamo esserne dimentichi ora che fu trovata la soluzione del più arduo dei problemi politici che travagliarono l'Italia, abitata dal Pontefice; e che l'Italia, libera ed una, può essere retta dai suoi ordinamenti