Discorsi vari intorno alla bandiera
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essere centro dello spirito, per apparire simbolo vivente della Unità; e deve raccogliere in sè tutte quelle opere che valgano ad esprimere il pensiero e il sentimento della terza Italia, che valgano a consacrarne meglio l'Unità indistruttibile.
Ecco perchè qui degnamente sorsero la Casa della Scienza e della Carità nel Policlinico, la Casa della Giustizia; e sorsero e sorgeranno i monumenti a Vittorio Emanuele II, a Garibaldi, a Cavour che, insieme con Mazzini, del quale pure non si dovrebbe essere oltre immemori, impersonano l'epica del nostro risorgimento.
Non sempre l'arte fu pari all'idea che rappresentava ! Ogni momento storico ha l'arte che può : col tacere delle grandi idee l'arte indegna non tace, ma sempre egualmente si esprime nelle mille forme della vita.
Del resto, non esageriamo : il maestoso monumento a Garibaldi, che, sorgendo sul Gianicolo, alto nel sole, sembra vigilare e ammonire, è degna opera d'arte; e sarà anche, speriamo, degna opera d'arte il monumento a Vittorio Emanuele II, se il pensiero del Sacconi sarà continuato.
Ma non basta. Se Roma deve essere simbolo, la sintesi della Patria, debbono in essa onorarsi non soltanto gli eroi del Risorgimento, ma tutti quelli che per l'altezza del genio impersonano veramente l'Italia e ne sono la luce, la figura, la voce, la nota caratteristica nel mondo: primo su tutti, e innanzi tutti, Dante.
Nel lutto che l'Italia soffrì per la morte di un suo forte poeta, Giosuè Carducci, noi deliberammo d'innalzare a lui in Roma un monumento nazionale. Nessuno più di me venera quel Maestro; ma che penserebbero di noi i posteri se vedessero che a Roma, dalla terza Italia, il primo monumento innalzato a un poeta della
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