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Gli č che in questa Roma, dove gė* Iddii di tutti i popoli ottennero nel Pantheon solenne ospitalitā, trovano il loro posto anche i sacri vati, che rappresentano le anime delle nazioni e ne esprimono la essenza pių pura.
Qui, in un Concilio ideale, che Dante regge, l'olimpico genio di Goethe, il druidico genio di Victor Hugo si pacificano e si affratellano, con diverse proporzioni dominando la letteratura del secolo decimonono.
Victor Hugo sorgeva quando Goethe tramontava; questi consegnava a quello, traverso il Reno, per mistiche virtų di concordie, che soltanto i veggenti pos-sedono, l'animatrice fiaccola celeste di Omero, di Virgilio, di Dante, di Shakespeare e di altrettali spiriti magni, ora sicura nelle salde mani di un nostro, di Giosuč Carducci.
Č la lampada della vita dei popoli, della cui luce si confortano.
Se questo fuoco sacro, che contiene e avviva perennemente i grandi ideali, si potesse spegnere, non basterebbero a salvare la civiltā nč i trionfi della scienza, nč quelli delle arti industriali e, senza poesia, lo spirito nostro si oscurerebbe come un pianeta vedovo di luce.
Signor Sindaco! Nel consegnare a Roma il busto di Victor Hugo la nostra anima italiana palpita di gratitudine verso l'Altissimo poeta, che amō e difese l'Italia nei giorni della sventura, nelle ore pių tristi del nostro riscatto nazionale, dopo la caduta di Roma nel 1849, dopo Mentana, allegrando di cantici, che non morranno, le ire magnanime degli Italiani, e ci piace additarlo segnatamente nel momento storico quando all'Assemblea di Bordeaux, l'8 marzo 1871, a sostegno delle molteplici elezioni di Garibaldi, esclamava :