Storia di Roma di Ettore Pais

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      genesi della tradizione sull'ambasciata ad atene. 595
      lauto furono ostili sino dal principio delle guerre sannitiche, e non divennero mai amichevoli; (') Taranto fu tra le città clic favorirono Annibale. Piìi cordiali furono invece i rapporti che avvinsero Roma a Locri (') ed a Turio, la quale, nel 280 a. C. innalzò una statua ad Elio tribuno della plebe. (3) Per effetto di simili rapporti, come a Roma più tardi (nel 1S1 a. C.) potè sorgere l'intenzione di falsificare i libri pitagorici di Numa preparati in una doppia redazione greca e latina, (4) così ivi si accolse il racconto relativo all'efesio Ermodoro. Questi, che esule dalla patria aveva cercato più tranquilla sede altrove, forse nella Magna Grecia, (:) venne trasformato in un consigliere interprete dei decemviri, allo stesso modo che in età meno antica ma autentica, i Romani, agli ambasciatori inviati in Grecia come interprete dettero quel Menandro, al quale avevano concessa la cittadinanza romana. (c) Fra la legislazione conosciuta sotto il nome dei dieci decemviri e quella che ora attribuita a Solone, come pure fra quest'ultima e quella nota sotto il nome di Caronda v'era qualche punto di contatto, come a noi permettono di stabilire
      (') Liv. vili, 25; ad a. 326; IX, 14, ad a. 320 a. C.; cfr. Dion. Hal. XV, 5. Senza una buona ragione a) mondo, anzi per non aver ben compreso il nesso che passa fra la storia di Roma e quella della Magna Grecia, il valore di queste notizie è stato talora messo in dubbio.
      Si pensi alle monete con la leggenda PQMH, PI2TI2; cfr. i dati raccolti dal Mommsen, ad CIfj. X, p. 5.
      (3) Plin. XII. XXXIV, 32.
      (*) V. s. p. 243, n. 3.
      (5) Dove Krmodoro, l'amico di Eraclito, (vissuto verso il 500 a. C.) si fosse recato in esilio non sappiamo. La localizzazione di lui come di Pitagora e di Zaleuco a Roma farebbe pensare ad una città ionica della Magna Grecia come ad es. Reggio, Velia, od a Marsiglia. A Marsiglia il pensiero correrebbe anche in grazia delle analogie notate dagli antichi rispetto al culto di Diana Efesia a Marsiglia ed a Roma, v. Liv. I, 45, 2; Dion. IIal. Il, 22; Strab. IV, p. 180 C. Ma io non intendo insistere su ipotesi che riconosco vane, allo stato delle nostre cognizioni. Tanto meno poi credo come fa il Lattes, ambasciata dei Romani per le XII tavole (Milano, 1884), p. 20, vi siano seri indizi (ossia inscrizioni) che ci autorizzino a pensare all'Ktruria.
      (*) Cic. prò li albo, 11, 28: " neque enim sine causa de Gn. Publicio Menandro, libertino homine, quem apud maiores legati nostri in Graeciani profi-ciscentes interpretein secum habere voluerunt, ad populuni latum est, ut is Publicius, si domum revenisset et inde Romani redisset, ne minus civis esset


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Storia di Roma
Parte Prima
di Ettore Pais
Carlo Clausen
1898 pagine 629

   

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da: Storia d'Italia dai tempi più antichi alla fine delle guerre puniche




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