Storia di Roma di Ettore Pais

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      L. QUINZIO CINCINNATO. TERENTILIO ARSA.
      443
      console M. Orazio Pulvillo. (l) Nel 45G a. C. gli Equi ricompaiono ili nuovo nell'agro tusculano, sono vinti ancora una volta sull'Algido e sette mila di essi lasciano la vita in battaglia. (')
      Mentre le armi dei Romani respingono, come abbiamo veduto, quelle dei Sabini dei Volsci e soprattutto degli Equi, i briganti abitatori delle montagne soprastanti all'agro ernico e tusculano, la Città è più che mai lacerata da interne contese. Il pericolo dei nemici esterni, anziché togliere vigore a tali contese, le acuisce. I tribuni della plebe mostrano di credere false le notizie circa i movimenti dei nemici e dicono essere artificiosa invenzione dei consoli e dei patrici, desiderosi di distogliere la plebe dai suoi mali con le guerre che sono destinate ad impoverirla ed a renderla sempre più soggetta al patriziato. I nemici di Roma sanno trarre profìtto da queste discordie, che hanno breve tregua volta per volta nel momento delle spedizioni militari. Sul finire del 469 a. C., in segno di protesta, la plebe non vuole partecipare ai comizi consolari, (s) e nel 1G7 molti plebei non accettano di abbandonare la Città per recarsi nella colonia di Anzio. (4) Nel 402 il tribuno C. Teren-tilio Arsa minaccia di presentare una legge che scemi il potere dei due consoli e freni la licenza dei patrici che del diritto facevano loro libito. Egli vuole si creino cinque magistrati con potere consolare, ma che governino secondo lo leggi che il popolo crederà di dare a se stesso. I patrici, pur di allontanare la tempesta, ricorrono a tutte le armi, persino a quelle della religione, ed approfittano dei prodigi per far credere che è volontà degli dei che i Romani
      (') Liv. Ili, 30. Dion. Hal. X, 26, 30.
      (2) Livio, 111,31, il quale del resto racconta molto brevemente la battaglia. Dionisio, X, 43-47, non dà il numero dei nemici caduti (dice solo «Xsìstog aùttbv èyivsxo 9ÓVO5 X, 46) ma narra molti altri particolari, soprattutto le gesta di Siccio Dentato.
      (3) Liv. II, 64, 2: 14 irata plebs interesse consularibus comitiis noluit; per patres clientesque patrnm consules creati T. Quinctins Q. Servilius.
      (') Liv. Ili, 1, 7 " iussi nomina dare, qui agrum accipere vellent. fecit statini, ut fit, fastidium copia, adeoque pauci nomina dedere, ut ad explendum numerimi coloni Volsci adderentur; cetera multitudo poscere Romae agrum malie quam alibi accipere etc. cfr. Dion. Hal. IX 59.


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Storia di Roma
Parte Prima
di Ettore Pais
Carlo Clausen
1898 pagine 629

   

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da: Storia d'Italia dai tempi più antichi alla fine delle guerre puniche




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