Storia di Roma di Ettore Pais

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      15G CAP. II. - LE FONDAZIONI DI LAVINIO, ALBA, ItOMA.
      quel frammento ili Ecateo milesio, nel quale si dice che Capita era una fondazione del troiano Capys. (l) In età posteriore tale versione fu accolta dai Campani; ma non va dimenticato come di già gli antichi sospettassero che il libro che andava sotto il nome del celebre logografo milesio non fosse veramente opera di lui. Rispetto i\ Capua è stato fatto osservare come questo nome non paia sorto prima del 138 a. C. in cui i Sanniti, impadronitisi dell'etnisca Volturno, le cambiarono il nome dandole quello posteriore che designava la sua posizione nella pianura o campagna. Può ben darsi che Livio commetta un errore; ma poiché il nome Yulturnum, che avrebbe preceduto quello di Capua, al pari di quest'ultimo è di origine italica (da volverc), e le genti più antiche di questa regione a confessione di Antioco e di Tucidide erano osche, non vi sarebbe nulla di strano nel-l'ammettere che Ecateo avesse parlato di Capua verso la fine del secolo V, al tempo delle guerre persiane. (*) Tuttavia la leggenda che a Capua dava per fondatore Capys (') parrebbe essere stata preceduta
      (') Hkcat. apd Stkph. Byz. s. v. Kanóx... ànò Kàrcuog TpwY/oD.
      (*) V. s. p. 13. Per disgrazia le stesse parole di Livio, IV, 37. * Volturami! Etruseoruin urbem, quae nunc Capua est, ab Saninitibus captai», Capnamque ab duce eoruin Capye vel, quod propius vero est, a campestri agro appellatali! „ si prestano ad interpretazione più che ambigua. Ci possiamo domandare se Livio non abbia confuso Capua con Volturno, ossia con quella stessa città che più tardi fu detta Casilinum (la moderna Capua), ovvero con quel Volturno che è talora nominato come un castello sulla foce del fiume omonimo e che diventò colonia romana v. Liv. XXV, 20. XXXIV, 45. Checché sia di ciò, è certo che a nulla giovano le fantischerie etimologiche conservateci da Servio, ad Aen. X, 145.
      (3) Cael. Ant. apd Sf.rv. ad Aen. X, 145 = fr. 52 P. cfr. Sbrv. ih. I, 242 (= Sallustio?). Da una notizia di Cornelio Balbo citato da Svetonio, dir. lui. 81, apprendiamo che scavatori di antichità del tempo di Giulio Cesare dissero di aver scoperta una tavola di bronzo appartenente al monumento " in quo dicebatur Capys conditor Capuae sepultus Si trattava, si capisce, di una mistificazione. Lo stesso culto di Capys, come di oichista, fu preceduto da quello di Telefo. come provano le monete campane del secolo IV. Del resto anche altrove succedette alcun che di simile. Cos'i sulla fede di Arieto. scrittore di storia arcadica, Dionisio, I, 49, riferiva a Capys troiano la fondazione dell'arcadica città di Ka;poa!. Ora da Pau-sania, Vili, 23, 3, apprendiamo, che mentre egli accettava l'opinione che Capi derivava da Cefeo figlio di Aleo, i Capienti asserivano di essere di origine attica.


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Storia di Roma
Parte Prima
di Ettore Pais
Carlo Clausen
1898 pagine 629

   

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da: Storia d'Italia dai tempi più antichi alla fine delle guerre puniche




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