Storia di Roma di Ettore Pais

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      DIODORO DI SICILIA E LE SUE FONTI.
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      presa di Roma per opera dei Galli, ma diventa poi succinto o tralascia fatti notevoli che dovevano certamente trovarsi nelle sue fonti. Se Diodoro meno di Livio o di Dionisio si espone al biasimo della critica ciò non va attribuito soltanto al discernimento suo nello scegliere le fonti; ciò è ancora causato dal fatto che chi meno scrive o parla, meno si espone al pericolo di dire spropositi. È perfettamente erroneo il metodo oggi tenuto anche da critici eminenti di reputare più o meno antica una versione controllandola con il numero più o meno grande delle parole usate da Diodoro, il quale procede in tutto ciò più a capriccio che secondo un determinato criterio. Ed è altrettanto pericoloso e sbagliato non prendere in considerazione una data notizia per il solo fatto che da Diodoro è passata sotto silenzio. (')
      (') Sostenere, come si fa da critici autorevolissimi, quale il Mommsen, che ad es. rispetto a Spurio Cassio la fonte annalistica più antica sapeva su per gin quanto dice Diodoro, XI, 37 -zóptog Ss Kacaiog i •/.xxx xòv ìtpojyoópsv&y rnayxòv br.'xxsOaas, 5'sir.d-i^&ai x-jpavvi?'. -/.ai y.axayvtood-sì; àvyjpi{bj, equivale supporre che Diodoro, XII, 23, discorrendo brevemente della lunga guerra fra Turio e Taranto per la Siritide, traesse da una fonte annalistica queste sole parole : Boópio; jiiv S'.anoXsjioOvTjg Tapavxivo'jg xig àXXyjvcov y.cópx; i^ópd-ouv
      •/.a: y.axà yijv y.aì y.axà S-xXaxxav • y.ai icoXXàg j-iiv jr.y.pàg jia/ag -/.ai àxpopo-ÀtsjioOg stto'.Vjaavxo, àjjisXoyov Ss oO£sp:av sovsxsXesav. E evidente chequi abbiamo un breve sunto della storia di Taranto, che Diodoro non voleva raccontare, ma che nelle sue fonti era narrata distesamente. E cosi ò chiaro che è lui che vuole essere breve, e non la sua fonte, dove parlando della guerra del 340 contro i Campani dice XVI, 90: 'Ptojialoi 3ì ftpòg Axxivoog -/.a: Kx{iicoivo*jg r.a-pscxa;xjisvci Jispi róX'.v loósesxv ivfxqsav -/.ai xwv rlxxr<6ivxu>v jispo; xijs y.wpa; àysiXovxo ¦ Ss y.axwpthoy.àjg xrjv psty.qv MàvXtog ó u-axo; s$p'.à!A2€'J3sv. È evidente che rispetto a guerre e battaglie importantissime egli doveva avere un resoconto non meno largo di quello da cui egli fece un estratto un poco meno miserabile del decemvirato. E le stesse parole 6 lì y.xxu>pd-<0y.u>£ xrjv ji&yrtv provano all'evidenza che la fonte di Diodoro narrava come Livio, Vili, 9 sq. del sacrificio di Decio e dei trialì chiamati alla pugna da Manlio. In pari modo sarebbe strano asserire che la fonte di Diodoro ignorava la leggenda dei cani, che non fecero accorti i Romani dei Galli che davano la scalata al Campidoglio. Diodoro tace infatti questo particolare, ma che lo avesse la sua fonte prova che anche egli parla delle oche capitoline che svegliarono le guardie, XIV. 106, 6. Cos'i è evidente che dalle sue fonti Diodoro avrebbe potuto ricavare molto di più delle due parole, che dice rispetto al sorgere dei Campani, XII. 31, a cui fa pur tener dietro due parole sulle vicende del regno del Bosforo Cimmerio. L'n utile punto di raffronto


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Storia di Roma
Parte Prima
di Ettore Pais
Carlo Clausen
1898 pagine 629

   

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da: Storia d'Italia dai tempi più antichi alla fine delle guerre puniche




Roma Galli Diodoro Livio Dionisio Diodoro Diodoro Sostenere Mommsen Spurio Cassio Diodoro Ss Kacaiog Oaas Diodoro Turio Taranto Siritide Boópio XsjioOvTjg Tapavxivo XXyjvcov S-xXaxxav Vjaavxo Xoyov Ss Xesav Taranto Diodoro Campani Ptojialoi Axxivoog Jispi Xovxo MàvXtog Diodoro Livio Vili Decio Manlio Diodoro Romani Galli Campidoglio Diodoro Campani Bosforo Cimmerio Diodoro Cos