Storia di Milano di Pietro Verri

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      storia di milano. capo decimoquinto 499
      peso del governo. Ma oltre i mali inseparabili della minorità, lo Stato era un recente aggregato di conquiste, di usurpazioni, di compre; e nessun altro titolo v' era, per convincere i popoli della legittimità della nuova dominazione, che la foi za. Un diploma comprato da un debole e deposto Imperatore, le male arti, le insidie e la più vergognosa mancanza di fede : questi erano i titoli che doveva far valere la vedova duchessa Cateri na, donna avvilita di animo, perchè per Io spazio di ventidue anni costretta a soffocare colla dissimulazione il rammarico della rovina di suo padre e de' suoi fratelli, oppressi da quello stesso uomo che ella vedeasi giacere al suo fianco la notte, e al quale doveva simulare stima ed affetto. L'orrore del suo misero stato aveva riciotta la vedova principessa affatto incapace di reggere alla lesta di una tale sovranità, ed all'animo abbattuto dalla lunga ed uniforme sofferenza de1 mali s' aggiugneva un colpo d'apoplessia già sofferto, che la rendeva ancora più inetta agli affari. I due giovani principi non avevano alcun prossimo congiunto che potesse reggere Io Stato, non un consiglio appoggiato alla costituzione. La loro rovina era inevitabile. La reggenza cominciò colla unione di alcuni generali e di alcuni cortigiani, i quali pretesero di formare il consiglio, presso cui stava la sovranità, sotto il nome del duca Giovanni Maria. Questa unione d'uomini polenti e inai assortiti, di cui ciascuno nuli'altro aveva per fine che la propria fortuna, e nuli'altro aspettava se non l'occasione per approfittarsi della gioventù d' un principe per il quale nessuno aveva alcun zelo; questa unione, dico, colle interne rivalità e col disordine ed interno scompigliamento diede in certo qua! modo il segnale ai


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Storia di Milano
Tomo Primo
di Pietro Verri
Società Tipogr. de' Classici Italiani
1824 pagine 585

   

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Stato Imperatore Cateri Io Stato Giovanni Maria