Storia di Milano di Pietro Verri

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      444 storia di milanoBarnabò corrispose nella più villana maniera. Ordinò che i legati venissero a corte; ivi non si degnò di lasciarsi vedere, ma volle che esponessero la loro ambasciata avanli di un notaro; e poiché ebbero ciò eseguito, egli spedì una squadra d'armati e fece attorniare i legati de' principi ; indi furono essi dalla forza obbligati a indossarsi alcune vesti bianche preparate apposta per esporli con derisione alla plebe. Vennero poscia costretti, in tal ridicolo arnese, di porsi a cavallo ; e per due buone ore volle che in tal meschina e pazza forma rimanessero avanti la porta del palazzo di corte: indi li fece girare per la citth, esposti al vilipendio ed alle fischiate della ciurmaglia; e con tale infamia vennero scortati poi sino ai confini. Non è dunque da stupirsi che i principi italiani sempre gli fossero poi contrarj e pronti a secondare contro di lui tutte le proposizioni del Papa. Barnabò pensava come l'imperator Federico I, e sarebbe nato a proposito se fosse stato suo contemporaneo e suo nemico. In mezzo alle guerre fra le quali visse, una volta sola Barnabò comparve in campo, e fu l'anno 1363, nel quale si portò sul Modanese alla testa de' suoi. Egli era intrepido, e fu ferito ; ma questo non basta per essere un buon capitano ; venne sempre battuto. Barnabò era violento, coraggioso e feroce, ma di poco ingegno. Per richiamare intorno di sè i militi sparsi nello Stato , e riparare le perdite che faceva , ei mandò loro ordine che immediatamente si portassero da lui nel Modanese sotto pena della vita. Da questo modo barbaro di comandare minacciando la morte, si deve concludere : o che Barnabò non aveva avuto il talento di scegliere i suoi militi e di formarli, poiché conveniva minacciar loro la morte per indurgli ad accostarsi al


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Storia di Milano
Tomo Primo
di Pietro Verri
Società Tipogr. de' Classici Italiani
1824 pagine 585

   

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