Storia di Milano di Pietro Verri

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      CAPO DUODECIMO !\ 2.3
      dovessero portare cappucci a modo de' secolari ad modum laicorum capucia non habentes (t).
      Nella guerra i militi erano tutti coperti di ferro, e calata la visiera non si potevano conoscere se non dal pennacchio o altra insegna. Filippone conte di Langosco, poiché ebbe in suo potere il cimiero di Marco Visconti, si presentò co' suoi alle porte di Vercelli, le quali ( credendolo Marco i Vercellesi) gli vennero aperte; e con tale astuzia se ne impadronì l'anno i3ì2. Nella più antica compilazione de' nostri Statuti fatta, come ho detto, nel 1216, vi si legge la rubrica de' duelli.^ Si combatteva o in persona, ovvero un campione si batteva per altrui commissione. Si celebrava la messa in presenza de' due combattenti, si deponevano le armi presso dell'altare*, il sacerdote le benediva, indi venivano sigillate, e venivano portate al luogo della lizza ove sedeva il giudice. Ivi si presentavano i due combattenti co' loro patrocinatori. Interrogavano questi il giudice s' ei ivi risedesse affine di giudicare la lite col duello, e il giudice rispondeva che appunto ivi a tal fine s'era collocato. Il patrocinatore del pretendente ad alta voce chiedeva la cosa per cui doveva farsi il duello, e ad alta voce il patrocinatore opposto la negava. Indi s'accostavano i due combattenti al giudice, e ciascuno di essi con giuramento affermava essere vero e giusto ciò che dal suo patrocinatore erasi detto. Il giudice poi faceva che giurassero entrambi, che non si presentavano al cimento con alcuna forza d'erbe, di parole o di maleficio; il che fatto, da-vansi loro lo scudo e le armi. Questa cerimonia a un di presso così facevasi in tutta l'Europa in quel secolo. V'erano ancora altri giudizi di Dio;
      (1) Il conte Giulini, lomo Vili, pag. 642, 644.


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Storia di Milano
Tomo Primo
di Pietro Verri
Società Tipogr. de' Classici Italiani
1824 pagine 585

   

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