Storia di Milano di Pietro Verri

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      400 STORIA DI MILANOdi simile documento, in quella parte che avrà limitata la sovranità. Il consiglio composto di cittadini che non erano stati nominati nei comizj generali, ma dal principe istesso, ovvero da usi podestà che gli era subordinato, non poteva obbligare la città, la quale non era rappresentata dal consiglio se non illegalmente. E quand' anche i consiglieri poi avessero una legittima rappresentanza , non potevano conferire ad altri se non quanto era in dominio della città medesima. La suprema sovranità dell'Impero, per diritto, sussisteva , e la pace di Gostanza 1* aveva definita centosessantasei anni prima. Onde quest' atto non poteva confidare ai Visconti se non quella porzione di sovranità che in vigore di quella pace era rimasta alla città, cioè i tributi, la elezione de' magistrati, la guerra e la pace ; ma non mai togliere 1' appellazione all' Imperatore , uè il vassallaggio stabilito nell' anzidetta pace.
      Appena l1 arcivescovo Giovanni rimase solo alla testa dello Stato, ognuno dovette conoscere che la passata sua noncuranza del governo certamente non nasceva da mancanza di talento per governare, nè da indifferenza per la gloria, ne da insensibilità per il pubblico bene. Il virtuoso Principe cominciò il suo regno col far la pace co' vicini : col Conte di Savoja, co' Gonzaglii, col Marchese di Monferrato e co' Genovesi posti prima in armi per le invasioni che Luchino avea fatte dilatando lo Stato proprio a danno loro. Assicuratosi così d'un pacifico dominio, la natura e l'indole sua benefica lo portarono a terminare la miseria degli esuli nipoti. Matteo, Barnabò e Galeazzo furono richiamati dall' esiglio, ed accolti come a principi si conveniva. Diede Regina della Scala in moglie a Barnabò, e Bianca di Savoja a
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Storia di Milano
Tomo Primo
di Pietro Verri
Società Tipogr. de' Classici Italiani
1824 pagine 585

   

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