Storia di Milano di Pietro Verri

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      3 1 2 STORIA DI MILANOera per parie del consiglio degli ottocento ; ma anche a ciò era posto tal sistema che fosse una mera apparenza di libertà. Ecco nel giuramento islesso cosa fu ingiunto al podestà: Item chefasse tenuto con quello Consiglio meglio li patirebbe (al podestà) con dui homini per Porta eleggere la mita de la mita dil Consiglio de li octocento, che spedava a la Societate de Capitani, e Falvasori, cioè ducento de li predicti, e ducento fusseno electi a sorte secondo la consuetudine, et in questa forma fusseno electi li quatrocento appartenevano ala Societate de Mota e Credentia. Da ciò vediamo come non rimaneva più nemmeno alla città la nomina de' suoi rappresentanti. Il consiglio, che rappresentava la Repubblica, ogni anno si cambiava: era composto di ottocento, la metà nobili e la metà popolari ; la metà di questi consiglieri era nominata dal podestà, che aveva giurato di obbedire ai mandati di Napo della Torre ; la sorte faceva eleggere il rimanente, se pure anche questa sorte non era una mera apparenza. Così il consiglio era unicamente una macchina destinata a lasciar credere che ancora vi fosse una repubblica, mentre la città era governata dal valore d'un uomo solo; il quale vigorosamente contenendo i. nobili, lasciava che il popolo gliene sapesse buon grado, quasi a ciò venisse sollecitato per sola benevolenza, affine di preservarlo dall'oppressione, mentre egli teneva nell'umiliazione i suoi emuli. Le corti bandite, le mense generosamente esposte sulle strade a piacere del popolo , gli spettacoli pubblici di giostre e tornei, un costume semplice, affabile, popolare, lutto si univa in Napo per renderlo l'uomo il più opportuno ad istabilire una nuova sovranità senza che il popolo se ne avvedesse.


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Storia di Milano
Tomo Primo
di Pietro Verri
Società Tipogr. de' Classici Italiani
1824 pagine 585

   

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Consiglio Porta Consiglio Societate Capitani Falvasori Societate Mota Credentia Repubblica Napo Torre Napo