Storia di Milano di Pietro Verri

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      84 STORIA DI MILANOla città in nome del Re, come la carica di Vicedomino era immediatamente subalterna dell'Arcivescovo, e il nome di queste dignità fu poi origine del cognome che ne prese la famiglia Vis-conti. I cognomi non ritornarono in uso se non verso la fine del secolo undecimo. Le leggi poi sotto le quali si viveva in que'tempi, erano quali lo potevano permettere i tempi stessi. Si credeva che bastasse l'ordinare una cosa per vederla eseguita. Negli anni di carestia la legge comandava che non si vendessero i generi troppo cari. Si fissavano limiti a quei che negoziavano fuori dello Stalo. Si proibiva l'esportazione delle armi agli esteri. In somma tutto si credeva di poter fare con leggi vincolanti; o almeno si credeva il legislatore d'avere bastantemente eseguito il dovere della sacra e terribile sua carica, comandando agli uomini d'essere felici, in vece di ascendere alle cagioni, e impedire che i mali nascessero. E da notarsi che le leggi stesse molto si estendevano contro coloro che coi mezzo della magia devastavano colla grandine le rilessi, e si ordinava all'arciprete della diocesi il modo di costringerli a confessare il supposto delitto, onde punirli (1)3 e questo ci basta per conoscere lo stato de' nostri antenati in qne' miseri tempi L'ignoranza, la ferocia, l'infelicità, torno a ripeterlo, sono compagne indivisibili in un popolo corrotto; i lumi, l'urbanità, la felicità pubblica caramente si abbracciano (a).
      (*) Il conio Giulini, Ionio 1, pag. 72.
      (2) Sembra questo in contraddizione con quanto s? è asserì-lo; cioè elie quando il genere umano fu più tormentato., gl'in-» gegni si sono riscossi e ne è nata la coltura e la felicità. Ma l'apparente contraddizione scompare considerando che Pignorala produce la ferocia e l'infelicità, e queste giunte a un


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Storia di Milano
Tomo Primo
di Pietro Verri
Società Tipogr. de' Classici Italiani
1824 pagine 585

   

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