I misteri di Milano di Alessandro Sauli

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      desimi speculatori che 1' avevano assassinato con interessi, ipoteche, • ed' usure svergognate dell'ottanta per cento?... E poi, quelle povere, creature, condannate a subire ingiustamente le conseguenze de'disordini del loro padre, un giorno o 1' altro si sarebbero trovate sul lastrico, senza tetto, senza pane.... Poveri angioliI
      — Poveri angioli I ripetè il confessore.
      —• Dio solo sa che questo, e non altro ; fu il pensiero che mi indusse a concorrere all', asta, la quale dovea seguire fra una settimana. In que'sette giorni non ebbi pace un istante; misi in moto mezza Milano; feci riscuotere parecchi arretrati; ritirai una grossa somma che, giorni prima, avevo depositato presso un banchiere.... ini-pegnai persino qualcuno di que'gioielli di cui andavo pazza una volta, e che ora non fanno che rammentarmi che nascita, ricchezze, lusso, passioni, gioie, capricci, non sono altro che vanità a questo mondo.
      — Fanitas vanitatum et omnia vanitas, commentò il prete.
      — Avuta la somma che mi occorreva, comunicai il mio progetto a persona amica, da cui mi feci rappresentare sott'altro nome; e ciò per mille riguardi — in ispecie, perchè se veniva a sapersi che uno della famiglia Fabiani era fra'concorrenti, il prezzo d'estimo avrebbe toccato altezze favolose, ed io mi sarei trovata nella necessità di riti-ranni e lasciar tutto nelle mani del più arrischiato. Grazie al cielo però, i competitori furono pochi e prudenti, e mercè qualche piccolo sacrifizio , ebbi la dolce soddisfazione di poter serbare intatto a' figliuoli ciò che un padre senza cuore avea miseramente sprecato sul tappeto verde d'una biscaccia.
      — Sarebbe possibile?... Ella dunque vuol restituire?...
      — Ma certo: io non fo che amministrare le loro sostanze: alla mia morte, i figli di mio nipote verranno reintegrati pienamente ne' loro diritti. Feci lo stesso, e col medesimo intento, costituendomicreditrice delle diecimila lire, di cui scadono domani le obbligazioni.
      \Credevate forse che mio nipote fosse venuto da me per quel prestito?
      • Oh mai! Il signor conte avrebbe creduto di derogare alla sua dignità. È più comodo e meno umiliante il recarsi da un usuraio, e dirgli: — Ho bisogno di diecimila lire. — Bene: l'usuraio, clic conosce gli uomini al fiuto, non fa nessuna difficoltà, apre lo scrigno, snocciola le diecimila lire, e quando il conte, il gran signore, tende le mani per imborsarle, il galantuomo dice:—Piali pianino 1 restiamo intesi che firmerete cinque cambialette di duemila ciascuna, colla scadenza ripartita mensilmente, II conte strepita, protesta contro l'assassinio,


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I misteri di Milano
Storia contemporanea (Volume 1)
di Alessandro Sauli
Libreria Francesco Sanvito
1857 pagine 511

   

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