I misteri di Milano di Alessandro Sauli

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      .E 1' amico allora dicevagli come, dai dì eh' eransi divisi piangendo, avesse toccato lontane terre, arrischiatosi in perigliose intraprese, veduti popoli, usi e costumi, e ritrattane profonda scienza Ai viver lieto e sociale: e a lui, che additavagli la famiglia come unica gioia sulla terra, rispondeva ghignando: l'uomo non esser fatto per vegetare egoisticamente fra la tavola e .il camminetto; ( e in ciò dire abbassava la voce, e la parola moriva in un sibilo, che passava dall'orecchio nel cuore, freddo e acuto come l'acciaio di uno stiletto); esservi altre gioie nel mondo, gioie feconde di nobili pensamenti e di magnanimi fatti, e che non si ponno racchiudere nell'angusto àmbito delle pareti domestiche; attirarsi il ridicolo e le beffe de' ben pensanti quel voler condannarsi da sè stessi ad aggirarsi continuamente senza scopo nò volontà ne' brevi limiti tracciatici dalla periferia d'una gonnella; all'uomo convenirsi Fazione e godimenti forti e profondi.,., lasciasse alla donna le placide gioie della vita intima e casalinga.
      Sciagurato! sulle prime egli avea sorriso con noncuranza, quasi credesse di far grave offesa all' amico, respingendone con disdegno le insidiose proposte.... In seguito si era fatto pensoso.... egli non sorrideva più.... e parevagli che la società appuntasse in lui il suo dito, deridendolo come un fanciullo....
      Quando un giorno, un interno cruccio lo prese.... come un dispetto di non esser altro che padre e marito, e non saper altro che amare.... e da quel giorno fu perduto , irremissibilmente perduto !
      Vergognando ornai d'una vita trascorsa a cullare i suoi bimbi, o a sorridere alla consorte, sempre padre e maritò!... disse all'amico suo: —« « Dammi il tuo braccio! » e lanciossi a chiusi occhi nelV.
      inondo, tra' vortici de'suoi balli, fra l'ebbrezza delle sue cene,
      nelle veglie febbrili dé' suoi tavolieri da giuoco.
      - »
      Poi la scena si faceva più cupa. Il mondo fatuo e elegante non aveva più emozioni per lui, ed egli attaccavasi un' altra volta al braccio dell'amico suo, e gli diceva: —«Guidami dove tu vuoi.... io mi ti son legato per la vita e per la morte, e tu sei signore di me e dell'anima mia, ma toglimi a questa società frivola e fiacca.... toglimi a quest'aura morta e stagnante che paralizza i miei nervi, e mi fa morir lentamente di torpore e di noia. » E l'amico suo si metteva con lui per deserti viottoli; poi, giunti ad una casa di sinistra apparenza, e stricatisi da un laberinto di scale buie e tortuose, alzava un pesante arazzo che celava un usciuolo, e vi picchiava tre colpi sommessa-
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I misteri di Milano
Storia contemporanea (Volume 1)
di Alessandro Sauli
Libreria Francesco Sanvito
1857 pagine 511

   

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