Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      restare e ritenere tutti quelli in cui si imbattevan per istrada, affine di giungere inattesi ed improvvisi a Fasciuolo. Ma la cosa non riuscì cosi come desideravano. Andrea, avvisalo dell'approssimarsi dei nemici da ripetuti messi che eran potuti sfuggire alla diligenza di questi, mentre avverti la città del pericolo che la minacciava, risolvè di arrestare egli slesso in Fasciuolo il primo impeto dei Francesi.
      Date perciò le armi a suoi servi e raccolti intorno a se tutti i terrazzani che potè, falle sbarrare con botti, travi e sassi le strade che mettono entro il borgo, aspettò di piè fermo l'arrivo dei nemici, i quali non si fecero molto aspettare. Giunti il Montjean e Villecherche sotto Fascinolo, benché si vedessero prevenuti, nonostante non vollero dare indietro senza tentare la riuscita dell' impresa ed attaccarono vigorosamente le genti del Doria. Si difese questi con molto valore per più di due ore, poi quando credè che dentro la città si fosse sufficientemente provveduto alle difese, con la scorta di una banda di soldati che erano usciti per soccorrerlo, si ritirò in Genova, e salito su i baluardi attendeva alacremente ai preparativi necessari a resistere ai nemici in caso che questi si fossero attentati a spingersi innanzi. Ma i capitani francesi vistosi andar fallito il colpo principale, ed avendo perduti molti soldati nel combattere Fasciuolo, saccheggialo il borgo ed appiccato il fuoco a molte case, si rimisero per la via per cui eran venuti.
      Questa aggressione avendo persuaso i reggitori della necessità di provvedere ad ovviare per il futuro al rinnovamento di simili pericoli; si ebbe il saggio pensiero di rinnovare la instituzione delle milizie cittadine, all'oggetto di tutelare la sicurezza interna della città. Fu perciò la gioventù atta alle armi coscritta sotto diciassette bandiere di cento uomini, i quali dovessero del continuo, in certi giorni determinati, esercitarsi nelle manovre ed evoluzioni militari, in modo da esser pronti ad ogni occorrenza. Questo provvedimento tornò subito in acconcio: perchè essendo giunti a quei giorni, sopra navi sarpate da Barcellona, (gennaio 1529) due reggimenti di Spagnuoli, di quelli che, mandati da Carlo V in Italia nudi ed affamati ad ingrassarvisi e vestirvisi, eran conosciuti a quei tempi sotto il nome espressivo di Bisogni, il Senato, allegando che la città era armata sufficientemente, non permise che entrassero in Genova, ma li fè sbarcare a Sestri di Levante, donde, malconci dai montanari dell'Appennini, andarono in Lombardia ad Antonio di Leiva.
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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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