Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      STORIAnivano un altro motivo ili lagnanza col re ed un nuovo pretesto per abbandonarlo.
      Infatti, i Francesi si eran comportali con l'avventata imprudenza che gli caratterizza, in questo affare. Primieramente, fino dal principio del loro acquisto di Genova, aveano negato di restituir Savona, quantunque sapessero quanto il possesso di questa città lusingasse V amor proprio dei Genovesi. Poscia, non contenti di ciò, si erano dati a fortificare quella città, e a cercare di ingrandirla con aumentarne il commercio anche a scapito della capitale della Liguria. Per questo il re aveva ordinato che la gabella del sale, vendita molto importante della Repubblica e che da molti anni era stata ceduta a S. Giorgio, non si riscuotesse più a Genova a beneficio dello stato, ma a Savona a prò dei nuovi padroni.
      Si sforzarono i cittadini con spesse lettere, con l'offerta di dugentomila scudi d'oro e con continue sollecitazioni presso il governatore Trivolzio, di riottenere il possesso di Savona e di stornare \ì governo regio dalle prese determinazioni; ma invano. Conoscendosi pertanto in Genova che da questo lato nulla vi era da sperare, si rivolsero ad Andrea Doria, confidandosi che a lui tanto benemerito della corona di Francia nulla verrebbe negato.
      Ad Andrea non parve vero di avere un altra occasione di meglio etri* rirsi dell' animo del re e della corte a suo riguardo. Egli scrisse Una prima lettera ove difendeva vigorosamente gli interessi dei suoi concittadini. Ma non ne riceveva alcuna risposta: anzi, i nemici di lui prendevano occasione da ciò di insinuare al re, che H Doria si fosse fatto avvocato, di questa causa, non di buona fede, ma per acquistarsi favori, e quindi, a somiglianza degli Adorni e dei Fregosi, valersene àd occupare la signoria della sua patria.
      Conosceva Andrea questi intrighi, ma dissimulava, aspettando la fine di Giugno in cui spirando il termine della sua capitolazione col re, avrebbe potuto scuoprirsi intieramente. Intanto, dopo la battaglia di Salerno, non cessando le sollecitazioni dei Genovesi, scriveva un' altra lettera concepita in uh tuono molto più ardilo di quello usato nella precedente. Nè risaltò quel che di ragione vi era da aspettare e che il Doria probabilmente desiderava, cioè; che i rancori divennero più rugginosi, e che i cortigiani schiamazzarono più forte contro la insolenza del Genovese. La notizia che il Doria negava di restituire i prigioni della battaglia di Salerno, non fece
     
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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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