Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      grandissimo, se qualcosa non le fosse giunto di quando in quando dal lato di Lombardia, da cui, benché esausta dalle guerre continue, poteva ancora cavarsi qualche vettovaglia.
      Spiaceva ai capitani della squadra che lo scopo principale della spedizione, cioè la mutazione dello stato in Genova, dovesse andar fallito per questa cagione. Scrivevano però, specialmente l'Armerò ed il Doria, lettere pressantissime al duca d' Urbino generale delle genti della lega in Lombardia, eccitandolo ad assicurare una parte così interessante della impresa con un movimento verso Genova. Il Guicciardini commissario papale air esercito, per mezzo di Niccolò Machiavelli, stimolava il duca alla slessa cosa. Ma questi, dopo aver perduto un tempo prezioso sotto Milano, benché avesse Tesercito ingrossato da continui rinforzi, si diportò con la stessa sua caratteristica lentezza, ed invece di accostarsi agli Appennini, il che avrebbe determinata sicuramente la caduta di Genova, andò a porre l'assedio a Cremona.
      . Ridotti alle loro proprie forze, non desisterono pertanto, i capitani della squadra dal seguitare alacremente l'impresa. Era necessario alla buona riuscita di questa, il tenere Portofino contro cui Antoniotto e gli anziani apparecchiavano una spedizione : poiché essendo state destinate quelle acque a stazione della flotta veneziana, era pericoloso il lasciare che quella terra venisse in mano delle genti di Antoniotto. Sbarcarono però il Doria e l'Armerò ottocento fanti e due pezzi d' artiglieria per cuoprire la terra. Filippino Doria e Giambattista Grimaldi ne ebbero il comando. Antoniotto e gli anziani avevano inviato alla ricuperazione di Portofino due dei quattromila fanti assoldali che mantenevano al presidio della città, con altri due mila fanti di milizie raccogliticcie del paese. La gente dei collegati, quantunque inferiore di numero, non si lasciò pertanto intimorire, ma caricando furiosamente gli assalitori, gli ruppe, e giù per i dirupi dello scosceso monte perseguitandoli, ne uccise gran numero.
      Questo rovescio non scemava in Antoniotto nè nella sua parte la risoluzione di difendersi: speravano nel prossimo arrivo della flotta di Spagna. 1 capitani delle squadre riunite, poi, sollecitavano con maggiore istanza il Duca di Urbino a mandargli, se non poteva di più, almeno mille e cinquecento uomini, che il Doria slimava sufficienti all' impresa. Anche questa volta le istanze tornarono inutili, ed un caso sopravvenuto mancò poco che non cambiasse allatto lo sialo delle cose.
     
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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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