Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      556 s t 0 K 1 Apapa, il Re d'Inghilterra e Francesco duca di Milano, affine di ostare al nuovo esercito che Francesco stava apparecchiando con F intenzione di farsene egli stesso capitano. Venezia dopo lunghe esitazioni (Luglio 1523) abbandonava anche essa la Francia ed entrava nelfa lega. Girolamo Adorno, il quale era stato mandalo a questo oggetto a Venezia in qualità di plenipotenziario Cesareo, morendo avanti il termine delle negoziazioni, lasciava il partito degli Adorni privo di un capo abile nelle armi e nella politica ed Antoniotto abbandonato alle sue proprie risorse, invero assai scarse. Del resto, se la fazione dovè essere attristala dalla perdila di Girolamo, i cittadini in generale non fecero certo lo stesso, imperocché Girolamo in tutto
      il corso della sua vita', che durò quarant'anni, si mostrasse sempre più
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      sollecito degli interessi del partito che di quelli della patria, contro la quale condusse a più riprese gli stranieri, e del cui saccheggio era stato ultimamente cagione principale.
      Paolo, ed Ottaviano Fregosi, Ibleto e Gian Luigi Fieschi, Girolamo Adorno e tanti altri che abbiamo veduto vinti o vincitori comparire con varia vicenda sulla scena intricata di questa istoria, uomini prodi di mano e d'ingegno, capaci in uno stalo meno diviso o men servo, di altissimi fatti in servizio del loro paese, sono trascorsi come pioggie dirotte che invece di fecondarli isteriliscono e disertano i colti. Fu sventura di tempi meglio che malignità di uomini; fu lo slesso terribile fato che ha costretto F intiera nazione a vedere le sue più potenti individualità trascorrere senza utile e quasi senza nome, e logorare se stesse e gli altri in lotte meschine e spesso scellerate : piante instenlite e divenute maligne, per difetto di aere puro e di acconcio terreno. Gli stranieri poi alti estimatori e sottili investigatori delle loro cose, come disdegnatori superbi e giudici sempre ignoranti delle nostre, han fabbricato su queste sventure, quelle loro lunghissime storie dei pugnali e dei veleni italiani, nè le cancelleranno, finché i coltelli non saranno conversi in ispade ed i tossici in cannoni.
      La cospirazione di Carlo III Duca di Borbone, avendo impedito a Francesco I di capitanare egli slesso F esercito, spediva alla lesta delle sue truppe in Italia l'ammiraglio Bonnivet (1524). La terra lombarda e piemontese ila Carlo Vili in poi cosi fatale ai soldati di Francia, lo fu aBche queste volta : logoralo F esercito in piccoli fatti, il Bonnivet ripassava le Alpi. Allora per le istigazioni del traditore di Borbone, il Pescara, per la conicai
     


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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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