Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      524 STORIAil re avrebbe falto loro più larghi patti, nonostante ebbero bastante disinvoltura per non mostrarsi scontenti, nè tralasciarono occasione di rendersi bene affetto il monarca di Francia. Il re dal canto suo, poiché la parte del lupo era esaurita, si compiaceva a recitare quella dell' agnello : rimborsò i possessori delle case rovinate o danneggiate dal comandante del Castelletto; accettò un banchetto nelle case di Luigi Fieschi alla Inviolata, ed un altro in quelle di Battina vedova di Giovan Grimaldi Ceba, ed accordò graziosamente ai nobili che ne lo richiedevano, V onore di servirlo a tavola. Parliva quindi da Genova, e licenziato l'esercito onde rassicurare gli altri stati italiani e specialmente i Veneziani, si trasferiva poco dopo a Savona, dove abboccatosi con Ferdinando di Spagna, tramava con esso la rovina e la divisione della Repubblica di Venezia, come tre anni avanti l'aveva tramata con l'imperatore Massimiliano.
      Questi vedeva da lungo tempo con occhio geloso l'ingrandirsi continuo dei Francesi in Italia, e risoluto di mettervi un termine, formava uno di quei soliti progetti che sempre la prodigalità e l'imperizia gli mandavano falliti. Radunata una dieta a Costanza, otteneva dai principi tedeschi danari e genti con le quali si disponeva a passare in Italia. Fra le altre cagioni che aveva Massimiliano di essere indispettito contro il re, non era fra le minori la sottomissione totale di Genova, e l'ostinazione di Luigi nel ricusare la mediazione imperiale in questa questione: per il che, mentre per mezzo di Girolamo della Torre suo ambasciatore in Genova, l'imperatore manteneva segrete corrispondenze con gli Adorni, affidava a Giovan Battista Giustiniani ed al Fregosino, esuli genovesi cbe militavano sotto di lui, mille fanti tedeschi, con i quali i due condottieri confidavano, traversati gli stati veneziani ed il Parmigiano, di entrare in Liguria e sollevarla.
      Si partivano il Giustiniani ed il Fregosino dal Tirolo nel dicembre 1507; ma trattenuti alle falde delle montagne di Parma da un corpo di truppe francesi, furono costretti a ritornare indietro. Nè anche se fossero riusciti adentrare in Liguria avrebbero potuto i fuorusciti destarvi facilmente alcun moto, i
      essendo i pochi pronti ai falli stati spenti su i patiboli o sbandili, e gli altri, troppo recentemente percossi dalla terribile lezione ricevuta, perchè potessero nell' abbattimento che succede ad un moto compresso, pensare subito alla riscossa.
      L'ordine era ristabilito in Genova! al signore di Mons, primo governa-
     
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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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