Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      mente commosso di ciò che era avvenuto, e stimando che a tranquillizzare completamente le cose, faceva mestieri una mano robusta ed una persona autorevole, spedi nuovamente al governo di Genova il sire di Ravenstein Filippo di Cteves.
      L'aristocrazia popolare, la quale aveva iniziata questa rivoluzione, e che sola intendeva di goderne i frutti, temeva ugualmente della nobiltà e delle smodate prétenzioni della plebe; nonostante per far fronte alla crisi che insieme col Ravenstein si andava avvicinando, credè di doversi tener bene affetta la plebe, onde la sgravò d'imposte, creando a questo oggetto un apposito magistrato.
      In Asti, dove era giunto Filippo di Cleves, si radunava intanto tntta la nobiltà uscita. Gian Luigi Fieschi era a capo di essa; i popolani stessi vi aveano mandato i loro ambasciatori, onde combattere le accuse, ed esplorare le intenzioni. Il 15 agosto il Ravenstein faceva il suo ingresso in Genova. Accorrevano ad incontrarlo cento giovani popolari, vestiti uniformemente di seta; lo accoglievano i magistrati stessi. Si avanzava poscia con viso fiero e minaccioso alla testa di settecentocinquanta fanti francesi e di centocinquanta cavalli. Giunto a palazzo, faceva sulla piazza che gli sta dinanzi inalzare le forche ed accomodare la mannaia. Di li a pochi giorni tutti i nobili vennero rimpatriati. Gian Luigi Fieschi stesso si era ridotto alle sue case della Inviolata, e là era un grande adunarsi della nobiltà, ed un sollecito ammassare di armi.
      I popolani stavano in grandissimo timore che tutti questi preparativi si facessero per opprimerli, e che il governatore, il quale alle loro richieste di riunovare i magistrati secondo le costituzioni ottenute ultimamente non avea data alcuna risposta, non fosse d'accordo con la nobiltà. Dall' altro • canto essendo la plebe agitata e pronta a venire all'armi, temevano che questa non volesse prorompere in qualche eccesso di cui poi essi avrebbero pagate le pene. Nonostante, il contegno guerriero e minaccioso della plebe fu quello che li salvò; perchè il Ravenstein, che forse si sarebbe unito ai nobili per opprimere il partito contrario, vedendo la plebe non intimidita ma preparata a combattere, diè ordine al Fieschi che si partisse, e poiché questo stava in sul duro, la plebe si incaricò essa stessa della esecuzione " degli ordini del Cleves ed astrinse Gian Luigi a sgombrare. Allora anche il Ravenstein condiscese, nè fece più opposizione alla rinnovazione dei ma-gistrati con due terzi di popolani.
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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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