Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      Dopo aver sottomessa in parte là Romagna, avendo Cesare Borgia, perverto figlio di im più perverso padre, rivolte le brame verso la Toscana, si era rifatto dall' assalire il debole principato di Piombino. Appiano IV si* gnore di questo stato, non sapendo a chi ricorrere, perchè i Francesi ed i Fiorentini erano pel momento amici del suo avversario, si era rivolto ai Genovesi chiedendo qualche aiuto, e poco dopo trovandosi sempre più incalzato dalle armi del Valentino, si era offerto di vendere il suo principato alla Repubblica. L' acquisto di Piombino essendo sostenuto in senato daih parte popolare degli anziani ed appoggiato dai favori della plebe, era ap-t punto per questo avversato dalla nobiltà; onde le trattative si prolungarono tanto, che P Appiano non potendo più resistere si arrese, e Piombino cadde » mano del Borgia.
      L'aver trascurata questa occasione di accrescere il territorio della Rep* publica per colpa della nobiltà, crebbe l'odio dei popolari contro di questa nè nuove circostanze mancarono per tenere viva l'avversione reciproca. La venuta di Luigi XII in Genova ne forni subito un'altra. Oltre tutti gli altri preparativi che si eran fatti pel ricevimento del re, era stato deciso ebe questo entrerebbe in città sotto un baldacchino, che secondo a ciò che era solito praticarsi in circostanze simili, doveva esser sorretto dai magistrati più anziani. Ora, siccome fra questi si trovavano pure molti popolari, la gioventù nobile si oppose, reclamando questo onore come dovutogli esclusivamentc.
      Dopo molte dicerie e motteggi ingiuriosi da una parte e dall' altra, finalmente la controversia fu rimessa alla decisione del governatore Filippo di Ravensteio. Ciascheduna delle parti, difese con molto calore la prò-» pria causa : L'oratore della nobiltà lamentò la lunga oppressione con cui la plebe avea soverchiati gli ottimati, esclusigli dagli impieghi, cacciatigli in bando, e perseguitati con ogni maniera d'offese. Esser venuto ornai il tempo in cui i nobili ricuperassero i loro antichi diritti, e quella autorità cui avevano illustrata e fatta grande la Repubblica. Rispondeva l'oratore dei popolari, non avere i nobili ragione di lagnarsi di essere stati esclusi per l'addietro dalle cariche; la loro malvagia condotta giustificare queste provvedimento. D'altronde in uno Stato retto a Repubblica, ogni cittadino essere uguale davanti alla legge, ed infqua ogni pretenzione di privilegi. Qual ragione avevano i nobili di esser tenuti da più dei popolari. Se que-
     


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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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