Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      novesi, sostenuti dai Francesi, non pretendessero di ritenerla, non incalzarono con gagliardia F assalto dato alla città e furono respinti. Fu notabile in questo attacco la virtù di un giovinetto Genovese; il quale avendo superati primo di tutti gli spaldi delle mura, con in mano la bandiera della suanazione, quantunque avesse avuto il corpo trafitto da vari colpi e le mani
      tinchiodate dalle saette nemiche all'asta della bandiera, non volle mai abbandonare il suo posto finche non fu dato il segno di raccogliersi alle navi.
      Questi slanci generosi di eroismo, altra volta erano soliti a suscitare e mantener vivo quell' entusiasmo che fa grandi le nazioni con lo stimolo dell' esempio e la coscienza del proprio valore, ma al presente essi restavano fatti isolati, gloriosi per se stessi, ma di nessuna influenza nella vita generale di un popolo. Inoltre, a che avevano servito tanti armamenti, tante spese, tante spedizioni, tanti valorosi combattimenti, compresa la stessa vittoria di Ponza? Dacché alla Repubblica mancava la sua indipendenza, essi non avean prodotto altro frutto che di estenuarla a grado a grado, rendendola ogni di più divisa e schiava.
      Dopo che la nazione genovese era caduta in cosi basso stato, una classe sola credeva di aver vantaggiato le proprie condizioni, non vedendo nella prostrazione comune se non F umiliazione dei popolani. Fino dai tempi di. Simone Boccanegra, la nobiltà avea divisi i suoi interessi da quelli della nazione, ricusando di adoperarsi in alcuna guisa a prò della patria comune. Invece di fare in modo, con P adoperarsi per il pubblico bene, con la temperanza della vita civile, con la severa osservanza delle leggi, di riacquistare la fiducia e con questa 1' autorità, essa si era tirata in disparte indispettita e quasi in sembiante di nemica. Superbi delle glorie degli avi e cupidi di rivendicare gli onori ottenuti da questi, non osservavano i nobili quanta differenza corresse dai loro padri ad essi; imperocché i vincitori dei Veneziani e dei Pisani, dei Saraceni e dei Catalani, mentre rendevano grandissimi servigi alla Repubblica, ne rispettavano le costitozioni : eglino poi volevano comandare per opprimere ed esser ricompensati senza aver resi servigi. Però, dopo chò per l'insolente loro superbia furon cacciati dal governo dello Stato, ogni espediente gli era parso buono per ricuperare l'autorità; avevano aizzate le fazioni ed assistito giubbilando alle ^ sanguinose discordie cittadina, ma non vi avevano trovato il loro conto; perchò le fazioni essendo di lor natura esclusive, volevano godere per sè, non dividere con altri i frutti della vittoria.
     
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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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