Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      i favori mutabili, non potendo per allora mandare troppe, scriveva frequenti lettere agli anziani ed alla balia confortandoli a rimanere in fede. Diceva non si spaventassero della perdita di Novara e dell' avanzarsi dell' esercito regio ; già un esercito lombardo esser pronto per ricuperare quella città, ed un altro potentissimo riunirsi sul Parmigiano alle genti dei Veneziani onde contrastare ai Francesi. Nonostante in cosi critiche circostanze ninna cosa dargli tanta cagione di bene sperare quanto la benevolenza dei Genovesi, con Paiuto dei quali non pure sperava di conservare la propria potenza, ma eziandio di riavére le cose perdute. Rimanessero fedeli ; ninna cosa a loro sarebbe tornata più gloriosa nò più utile, imperocché tanta sarebbe stata in avvenire la di lui gratitudine che non in conto di sudditi ma di figliuoli carissimi gli avrebbe tenuti.
      Queste sdolcinatezze di Lodovico non dimostravano altro che la paura che egli aveva di perdere la Liguria; senonchè ei sapeva bene che i popoli sono come le donne, sempre proclivi cioè a porgere benigno orecchio a ciò che lusinga la loro vanità.
      Intanto i fuorusciti e P esercito francese, camminando lungo la riviera di Levante erano giunti sotto la città e si erano accampati alle radici del colle d'Albaro sulla sinistra del Bisagno, aspettando di momento in momento, come facevano sperare le promesse degli esuli, che qualche moto suscitato al di dentro desse loro agio di raggiungere il fine della spedizione. Ma ve-dendo che i difensori della città erano numerosi e vigila nti, ed i cittadini poco propensi ad insorgere, dopo aver respinto una sortita di poco momento, i capi delle schiere assalitrici, stettero inattivi per qualche tempo aspettando i rinforzi che dal Monferrato dovevano esser condotti da Battista Fregoso e dalla banda di Levante, da Vitellozzo Vitelli che essendo rimasto addietro non ancora aveva raggiunto l'esercito.
      Gli Adorni, e gli altri reggitori della città sapevano queste cose; però a fine di operare una utile diversione e sbarazzarsi dei fuorusciti e degli oltramontani avanti che arrivassero i rinforzi, risolverono di distruggere la squa-dra che in numero di undici legni sotto gli ordini del signor di Miolans si tratteneva nel golfo di Rapallo ove i Francesi si erano fortificali. Il comando della spedizione fu affidato a Francesco Spinola, il quale partiva alla volta di Rapallo con otto galere, una caracca, due saettie, ed una quantità di barche su cui stavano seicento soldati da sbarco condotti da Luigi
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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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