Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      470 s t o n t vNeil' anno precedente Innocenzo Vili e Lorenzo de Medici erano morti. AI primo, per mezzo di elezione simoniaca, era successo sul trono pontificale Rodrigo Borgia, il più ricco fra i cardinali, sotto il nome di Alessandro VI, il secondo avea lasciato il retaggio della sua potenza in Firenze a Piero suo figlio uomo vano e dappoco, incapace nonché a conservare P influenza esercitata da suo padre sovra gli stali d'Italia, a mantenere la autorità della sua casa sovra Firenze. Rispetto agli altri stati che esercitavano una influenza nella politica generale della nazione, il regno di Napoli era governato da Ferdinando l di Aragona principe accorto e crudele ma esperto nelle arti di governare uno stato e poco scrupoloso rispetto alla scelta dei mezzi per disfarsi dei propri nemici. Nella Italia Settentrionale le due potenze più forti èrano il ducato di Milano ed i Veneziani. Il primo
      retto da Lodovico il Moro che a forza di astuzie e di abilità era riuscito
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      ad usurpare totalmente l'autorità ed i diritti di Gian Galeazzo suo nipote, i secondi cupidi di allargare il loro territorio di terra ferma, impiegavano a questo scopo tutto il tempo e le forze che erano loro lasciati liberi dalla guerra quasi continua contro i Turchi, ed erano perciò nemici e rivali na-tnrali del lor potente vicino il Moro.
      Questi oltre al temere dei Veneziani, viveva in continuo sospetto dalla parte dei signori di Napoli, imperocché Alfonso duca di Calabria fosse irrita-tissimo contro di lui, per P usurpazione del potere fatta in pregiudizio di Galeazzo che avea sposata una figlia dell' istesso Alfonso. Nonostante il Moro sperava che F antico equilibrio non sarebbe stato rotto, e che F amicizia del papa e dei Fiorentini F avrebbe salvato dall' ambizione dei Veneziani e dall' odio di Napoli. Ma poiché vide Piero De Medici od Alessandro VI accostarsi e restringersi ai regilori di Napoli, temendo tutta l'Italia congiurata contro di lui, si rivolse energicamente a cercare al di fuori quegli appoggi che gli venivano meno al di dentro, ed egli che poco innanzi si era adoperato a stringere una lega italiana contro la minacciata invasione straniera, si gittò a corpo perduto a procacciare questa stessa invasione onde salvar se stesso. Pertanto a Carlo Vili successore di Luigi XI al trono di Francia, che nella sua povera ed ambiziosa anima cercava da lungo tempo il pensiero di profittare degli antichi e nuovi pretesi diritti della sua casa al trono di Napoli onde procacciarsi gloria con la conquista di una si ricca provincia, non parve vero il trovare in Italia un amico cosi potente come Lodovico c cosi acconcio alla attuazione dei suoi disegni.
     
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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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