Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      sfidata con una imperturbabilità di cui la storia ha pochi esempi, l'ira dei suoi carnefici, subì lo spaventevole supplizio di essere tagliato a pezzetti. Codesto sventurato, giovine appena di ventitre anni, interrogato fra i tormenti ed la tortura, rivelò tutto quel che riguardava il concepimento e la esecuzione della congiura: al sacerdote che lo confortava, rispose di non pentirsi di quello che avea operato; imperocché il liberarare la patria da uno scelleratissimo tiranno fosso opera piuttosto degna di lode che rea; se dieci volte egli ritornasse in vita altrettante avrebbe sparso volentieri lutto il suo sangue per compiere quella impresa. Le sue ultime voci nel punto che il carnefice gli strappava la pelle sul petto, furono le parole latine seguenti: tnors ucei*ba, fama perpetua, stabit veius memoria facti. La notizia della morte del duca, giunta a Genova con prestezza, mise addosso un gran terrore al governatore Pallavicino, e suscitò una paura eguale nei soldati della guarnigione. Il governatore conoscendo che il fatto non poteva ornai restar celalo, prima che si risapesse da altri volle rappresentarlo egli, in modo che gli animi ne fossero scossi il meno possibile. Convocati i magistrati ed i cittadini principali, disse loro, essere il duca stalo ferito dal pugnale di assassini ; che esso non era ancora però morto, ma quando ciò avvenisse, gli confortava a rimanere fermi nella obbedienza, imperocché il mancare il principe non toglieva il governo, e Giovanni Galeazzo sarebbe ben tosto succeduto a suo padre. Gli adunati rimasero gravemente colpiti da questa comunicazione; e credendo che in tempo cosi eccezionale fosse necessario ricorrere ad una autorità straordinaria, deliberarono di eleggere un magistrato di otto cittadini, con ampia balìa di provvedere ad ogni necessità che potesse insorgere.
      Le prime misure 1477 prese dal novo magistrato, furono di accumular denari coli'imporre una nova tassa, e di far venire dugento soldati dai presidi ducali situati di quà dal Pò, intanto che si aspettavano alcune compagnie di fanli che doveano essere spedile da Milano onde poter far fronte ai movimenti che in tanta agitazione di animi sarebbero certamente successi.
      I timori del governatore e dei magistrati non erano vani. Giovan Ballista Guarco, desideroso di represtinare la sua fazione che da tanto tempo non figurava più nelle agitazioni della repubblica, fu il primo a turbare 1' ordine, ponendosi a far correrie con uua banda di contadini in Val di Polce-vera. Una compagnia di fanti, i primi che arrivavano di Loinbardia, sor-
     
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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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