Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      400 STORIAe che se noo lo superava lo pareggiava almeno nella intemperanza delie passioni. Una banda di sgherri che lungamente aveano militato sotto i suoi ordini, dalla abitudine e dalle grosse paghe resi fedelissimi lo circondava ossequente sotto titolo di guardia, pronta a dare esecuzioni agli ordini di lui qualunque fossero. In breve tempo ogni freno di autorità, ogni rispetto alle leggi della Repubblica ed alle dignità dei suoi magistrati venne meno. Chi aveva vendette particolari da soddisfare, vi dava mano violentemente in pubblico, senza paura di essere molestato, purché fosse amico o partigiano dell' Arcivescovo; quelli che erano contrari al governo presente, senza altra formalità di processo che dimostrasse almeno una apparente deferenza alle leggi, venivano uccisi dagli scherani di Paolo. L'onore delle donne non era più sicuro di quello che lo fossero le sostanze dei cittadini. I rapimenti e li stupri erano divenuti frequenti; e le tasse arbitrarie sopra i più facoltosi avversarli, l'unica risorsa di una amministrazione di lapidatrice e di un potere disordinato. II commercio languiva; e la fiducia per la quale esso prospera, tanto scaduta, che gli stessi luoghi di S. Giorgio valevano appena 24 lire. Tutti i nobili e gran parte dei cittadini più potenti, temendo per la propria sicurezza, aveano abbandonata la città ritirandosi, parte nelle terre di Liguria che già riconoscevano la signoria del Duca di Milano, parie si erano indirizzati in Lombardia dove erano accolti dallo Sforza con ogni dimostrazione di amicizia e di benevolenza.
      Vedeva con piacere Francesco avvicinarsi il tempo che sì da lungo tempo affrettava: alle sollecitazioni degli emigrati genovesi in Lombardia, si ag-giungevano le preghiere di quelli sparpagliati per le riviere; tutti gli si rivolgevano come all'unica speranza della Repubblica nella miserabile anarchia e contro alla sfacciata tirannide che la opprimeva. Il Duca a cui gli interessi dei fuorusciti stavano a cuore in quanto favorivano le sue mire, volle prima vedere se accordandosi con 1' Arcivescovo si potesse aprire una via ad entrare in Genova più facilmente. Mandò pertanto Giorgio Annone al Fregoso, offrendogli la sua prolezione e di mantenerlo a capo della Re-pubblica, purché promettesse di cedere la fortezza di Castelletto ad una guarnigione Sforzesca. Paolo a cui sembrava che il Duca non avrebbe tardato a passare dal dominio di Castelletto a quello della Città, non volle acconsentire. Allora Francesco si ristrinse maggiormente con i fuorusciti. A molti di loro donò feudi in Lombardia e terre in Liguria, come a Pro-
     
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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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