Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      370 st 0 R I ATurchi con maggior zelo del suo predecessore. Piero Fregoso profittò di queste disposizioni; e poiché le premure fatte ai Veneziani ed ai Fiorentini perchè l'aiutassero a sostenere gì' incessanti attacchi degli Aragonesi non avean ottenuto alcun risultato, si rivolse a Callisto, scongiurandolo a far desistere Alfonso da ostilità le quali sole impedivano alla Repubblica di provvedere alla salvezza delle Colonie Orientali ed agi' interessi della cristianità.
      Le sollecitazioni del Pontefice a quest'oggetto non andarono perdute; imperocché Alfonso desiderasse di tenerselo amico onde ottenere anche da esso una bolla già accordatagli da Eugenio IV, e da Niccolò V. la quale confermasse il diritto di successione al trono di Napoli in Ferdinando suo figlio illegittimo. Le due flotte di Corsica e della Liguria furono allora richiamale, ed a Napoli, col mettere nuove imposte, col fare incetta di armi, ed accrescere il numero delle Galere, si faceva mostra di attendere alacremente ai preparativi della guerra contro i Turchi.
      Nello stesso tempo anche il Papa apparecchiava armamenti navali, ordinava pubbliche preci, e faceva raccolta, in Italia specialmente, di abbondantissime elemosine. Pareva che P occasione stessa fosse propizia. Alla voce di Giovanni di Capistrano frate di S. Francesco, quarantamila Tede* sebi, si erano riuniti per andare a combattere la guerra saera. Istruiti nel maneggio delle armi da Giovanni valorosissimo re d' Ungheria, soprannominato P Unniade, andavano a trovare 1' esercito Turco, che allora assediava Belgrado, e venuti a giornata con esso, ne riportarono una vittoria splendidissima. Trentamila Turchi rimasero estinti sul campo di battaglia. Maometto stesso vi rimase ferito.
      Nonostante gli odii essendo freschi, e gli animi disposti, una lieve cagione bastò ad interrompere la tregua tra la Repubblica ed il re. Ritornava una nave genovese da Scio con ricchissimo carico, quando fu incontrata da due grosse navi aragonesi, mandate sotto gli ordini di Giovanni Gilio, in corso contro i navìgli turchi che aveano cominciato già a farsi vedere nel Mediterraneo. Chiamata a parlamento la nave genovese, siccome quella che apparteneva a potenza libera e forte sul mare, non volle rispondere ma seguitò il suo cammino. Allora assalita dalle due aragonesi fu presa, condotta a Napoli, e le mercanzie che portava, vendute per un prezzo di oltre centocinquantamila ducati. Reclamò il Doge al re per let-
     
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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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