Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      coraggio degli assediati, mancò poco che distruggesse la concordia; perchè essendo stato dato il comando dell'impresa ad Jacopo Cocco veneziano, si cominciò ad accagionare i Veneziani, di aver si male cooperato l'impresa per odio contro i Genovesi, molti ie' quali vi aveano miseramente perduta la vita. Non ostante i conforti e le preghiere di Costantino troncarono la lite, e tutti unanimi si prepararono a sostenere le ultime prove di questa lotta.
      La presenza delle navi turche nel Golfo e la costruzione del ponte, non aveano portato quei risultati che i mussulmani se ne erano ripromessi, perchè il naviglio essendo composto di piccoli legni, non poteva avanzarsi all' ingresso del porto e combattere la flotta cristiana, e il ponte essendo stretto e però incapace di daré il passo ad una larga colonna di genti, non era possibile per questo mezzo il dare l'assalto alla porta Fanaria dove esso andava a terminare. Il pericolo più minaccioso era dalla parte di terra e specialmente dirimpetto la porta di S. Romano, dove per essere i nemici guidati dallo stesso Sultano, gli assalti riuscivano più vfgorosi e micidiali. Dinanzi a questa porta erano puntate le più grosse artiglierie; soprattutto una bombarda la più grande di tutte quelle che fino allora si fossero vedute , come che avesse dodici palmi di diametro, fosse stata trascinata al suo posto da sessanta bovi, e gittasse ad ogni colpo da 600 libbre di pietre. Non ostante questa immensa macchina produsse più rumore e paura, cbe danno perché dopo otto colpi tirati in ventiquattro ore si sgranò e rimase inservibile.
      Una grandissima torre mobile fabbricata con lunghissimo lavoro dagli assedianti non ebbe miglior fortuna, perchè ad onta del cuoio che la fasciava fn arsa dal fuoco greco. Finalmente l'incessante tempestare delle artiglierie turche aprì larghe breccie nelle mura di Costantinopoli; quattro torri furono diroccate; un lungo tratto della cortina era caduto in rovina; un debole parapetto innalzato provvisoriamente riparava a fatica gli assottigliati di-difensori.
      Era ornai chiaro che un assalto vigoroso sarebbe riuscito finale e decisivo. Avanti di darlo Maometto mandò ad offerire all'imperatore greco il possesso di una provincia purché rinunziasse a Costantinopoli. Rispose Costantino; pagherebbe qualunque più grande somma di danaro, ma giammai avrebbe ceduta la capitale dell' impero. Dopo ciò non si fece più oltre parola d'accordo, ma le spie del campo mussulmano annunciarono che Maometto si apparecchiava con l'esercito ad un assalto generale.
     


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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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