Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      354 STORIAIntanto un fatale avvenimento, va ora anche più peggiorando la scadente fortuna della Repubblica. Abbiamo in varii luoghi toccato per P addietro del rapido estendersi della potenza turca in oriente e della debolezza in cui si erano ridotti gì' imperatori di Costantinopoli. Amurat li avea già posto r assedio a questa capitale, ma era stato costretto ad abbandonare l'impresa per la disperata difesa fatta dai Greci. Una lega potente stretta fra Ungheresi , Polacchi, Valaccbi ed il Papa avea visto un esercito fioritissimo distrutto dai Mussulmani nella battaglia di Varna, ove il Re Ladislao stesso e Giuliano Cesarini Cardinale legato erano rimasti fra gli uccisi. Ad Em-manuele Paleologo era successo Giovanni secondo, il quale vedendo che il nembo ingrossando ogni dì più minacciava la totale ruina dell' impero, per distornarla avea nel Concilio di Firenze, celebrata la riunione della chiesa greca alla latina, con la speranza di rendere più benevoli alla sua causa il pontefice ed i principi d' Occidente. Ma nell' ora del pericolo gli aiuti non vennero ; e questa misura non fece altre che rendere Giovanni odioso ai suoi popoli abborrenti troppo da Roma e dal culto latino. Morto Giovanni, ri-cadde l'impero a Costantino principe valoroso e d'indole generosa,quanto si poteva esserlo in mezzo ad un popolo corrotto per nuovi ed antichi vizii, molle e degenerato inabile ugualmente alla milizia ed all'industria.
      Costantino confidando anch' esso negli aiuti d'Occidente riconfermò la unione delle due Chiese e consenti a ricevere in Costantinopoli un Legato Apostolico, il che non fece altro che scemargli l'amore de'sudditi, nei quali la superstizione era più forte d'ogni altro sentimento. Fra gli Ottomani le cose succedevano diversamente: a capo di una nazione militare animata da una sequela non interrotta di vittorie ed infiammata da un indomito fanatismo religioso, Maometto secondo, successo ad Amurat, era pel suo carattere violento ed intraprendente l'uomo più adatto a profittare delle circostanze che la fortuna poneva in sua mano. La conquista di Costantinopoli , era divenuta il pensiero fisso della sua mente : l'esempio paterno, i voti della sua nazione, l'indole propria, la prostrazione stessa dell' Impero Greco, lo stimolavano a quest' impresa. Costantino appena avuto sentore dei grandi preparativi, che si facevano dai Turchi e dello scopo a cui essi erano rivolti, si apparecchiò con ogni sforzo a scongiurare il pericolo da cui era minacciato. Mandò primieramente chiedendo aiuto ai Principi Europei, nelle passate promesse dei quali aveva molta fiducia, ma gli ef-
     
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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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