Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      254 s »• o h i aculpo ricevuto ed andarono d'indi in poi continuamente allargando la propria potenza quasi nella stessa proporzione che quella di Genova veniva meno.
      Quivi dopo l'abbassamento della nobiltà, una nuova aristocrazia era andata a poco a poco formandosi di ricchi cittadini, fra cui primeggiavano quattro famiglie, i Montaldo, i Guarco, gli Adorno e i Fregosi. La nobiltà, lasciata in disparte, si era ritirata sdegnosa ai proprii castelli, guardando, con indifferenza, o avversando la cosa pubblica, in cui essa non poteva più influire. Neir un caso, allo Stato tornava inutile, e nell' altro dannosa una forza, che per P addietro era stata principale elemento della potenza interiore ed esteriore della nazione. 11 popolo minuto, avvezzo oramai ai mutamenti e ai tumulti, era sempre preparato a seguitare la bandiera di qualunque caporione, che gli avesse promesso la diminuzione dell'imposte, o qualche altro allettamento specioso. Qualche sprazzo di guelfismo e di ghibellinismo, rimasto ancor vivo, serviva mirabilmente ai maneggi degli ambiziosi che n' erano a capo. Tutti questi elementi discordi, venuti finalmente a scontrarsi, fruttarono come vedremo in seguito alla Repubblica, sangue civile, decadenza, servitù straniera.
      L' ammissione della nobiltà alle cariche aveva indisposto i cittadini grassi contro il Doge, come le tasse gli avevano concitata 1' avversione della plebe; d'altronde gli ambiziosi, fra i quali si distinguevano il Leonardo di Montaldo e Antoniotto Adorno, soffiavano, da lungo tempo, nascostamente in questo fuoco. Amendue ambivano al dogato, e stimavano di giungervi per vie diverse: il primo, facendo le parti di conciliatore fra la plebe, la borghesia e i nobili, si assicurava degli aderenti in ciascuna delle classi, l'altro, fornito di grandi ricchezze, affettava dispregio contro i cittadini nobili e i grassi, e si vantava protettore del popolo minuto, di cui era l'occhio diritto. 11 Guarco, che era stalo sempre sospettoso pel proprio potere, diventando ora molto più al vedere che con la pace le ambizioni e il malcontento ripullulavano più rigorosi, dimandò un aumento della guardia, composta allora di soli settantacinque uomini. Vi si opposero gli Otto della moneta, ai quali apparteneva, oltre questo ufficio, il sorvegliare l'esecuzione delle leggi e l'integrità delle istituzioni, onde la divisione di questa controversia fu rimessa al consiglio maggiore, che, solito ad adunarsi nella seconda domenica d' ogni mese, surrogava i dismessi parlamenti popolari
     


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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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