Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      tate, doe torri che la difendevano prese, e cosi avanzandosi i Genovesi per il canale indifeso occuparono Poveglia, borgata posta ove il canale di Mala-mocco intrica in quello di S. Spirito, vicina tre miglia a Venezia. Dopo essersi fortificato a Poveglia, sforzavasi il Doria di penetrare più avanti sfilando per il canale di S. Spirito, e per quello del Lazzaretto, ma le bastite e le batterie inalzate sulla riva, le acque poco fonde e strette in modo che una sola nave poteva avanzarsi di fronte, gli spessi serragli e le barche cannoniere del Barbarigo che scorrevano velocissime per i luoghi minacciati fulminando con le loro bombardelle, rendevano vano e spesso dannoso ogni attacco.
      Intanto l'occupazione di Poveglia restringendo vie più il blocco esigeva dai Veneziani provvedimenti più estremi. Per soccorrere la cosa pubblica pericolante, si fece appello alla carità privata; ai forestieri che sovvenivano di danaro l'erario esausto, fu offerta la cittadinanza, ai ricchi cittadini la nobiltà; atto molto notabile in un patriziato cotanto orgoglioso. Gli uomini di ogni classe si arruolarono a gara per servire sulle navi o nei forti; cosi equipaggiata prestamente la flotta, che sommava a trentaquattro galere, sessanta ganzaroli e quattrocento barche, lo stesso vecchio doge Contarmi animato da giovanile entusiasmo ne prese il comando, e nominò per luogotenente Vettor Pisani. Quantunque queste forze fossero rispettabili, nonostante non essendo tali ancora da far fronte all'armata più agguerrita e numerosa dei Genovesi, il doge si tratteneva esercitando le ciurme inesperte nel canale della Giudecca, nè era disposto a prender l'offensiva finché la squadra dello Zeno non fosse arrivata. D' altra parte, il Doria temendo al sopraggiungere dello Zeno di esser colto in mezzo dai nemici, e tagliato fuori da Chioggia, dopo aver distrutte le fortificazioni erette a Poveglia e a Ma-lamocco, evacuò queste due posizioni, e si ritrasse al suo quartier generale. Incoraggiti dall'abbandono di Poveglia, nè potendo più tenere in freno l'ardore dei suoi, deliberarono allora il Contarmi e il Pisani di andare a trovar i nemici nel loro nido stesso.
      Uscirono dalle lagune per S. Niccolò al mare trentaquattro galere, più due grosse cocche, e costeggiando di fuori il lido mentre il Barbarigo con sessanta ganzaroli e seicento barche li seguitava al di dentro lungo i canali, arrivarono tacitamente a Chioggia e ne occuparono il porto. Esposte quindi le genti sul lido cominciarono a costruirvi un fortino quando i Ge-
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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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