Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      228 STORIAun dono di dieci mila fiorini, con 1' esenzione a vita, per lui e per suo figlio, dalle gravezze pubbliche.
      Damiano Cattaneo, i servigi del quale eran stati forse superiori a quelli resi dal capitano generale, non godendo di pari favore, cosi ebbe retribuzione diversa: perchè dopo la resa di Cipro, avendo ricevuto dalla liberalità del re otto mila fiorini, gli fu l'accettazione di questo dono attribuita a colpa da'suoi invidi, e costretto a restituirli per sentenza dei tribunali, abbandonò disdegnoso la patria ingrata. Seguitarono alle feste della vittoria narrata, quelle fatte per il passaggio in Genova di Gregorio XI, il quale mosso in parte gai consigli di Santa Caterina, e molto più dal pericolo di perdere i sui Stati in Italia, minacciati dalla ambizione dei Visconti e dal risorto spirito di libertà nelle città di Romagna, insofferenti del governo avido e crudele dei legati Pontifìcii, riconduceva in Italia la Sede Pontifìcia, stata per settan-tadue anni vituperosamente schiava dei voleri rei o buoni dei re francesi.
      L'antica animosità contro i Veneziani riaccesa per i fatti di Cipro, e per la preferenza che questi davano al mercato della Tana su quello di Caffa nella estrazione delle merci Orientali, quantunque il primo più lontano e più difficilmente accessibile, prorompeva intanto in manifesta guerra, per una nuova questione insorta relativamente al possesso di Tenedo. Giovanni Paleologo, chiamato dai Greci Calogioanni „ riposto in trono per opera di Gattilusio genovese, stretto dalle armi turche, dopo avere implorato personalmente e invano il soccorso dei principi cristiani d'Occidente e del Papa istesso, il quale distratto da cure proprie non fece caso neppure delle proposte dell'imperatore di riunire la Chiesa Greca alla Latina, non avea trovato più proclive alle sue richieste il Senato dei Veneziani, sdegnato perchè il Paleologo si era ricusato per l'avanti a render loro l'isola di Teuedo. Disperato d'ogni altro mezzo, avea allora contratto un imprestito con mercanti Veneziani, e non essendo abile a garantirlo, fu cacciato in carcere, d'onde l'aveano riscattato i danari raggranellati dal suo secondogenito Mannello, poichò il primogenito Andronico lasciato a reggere l'impero, non se ne era curato. Al suo ritorno dovè cedere alle esigenze del Sultano Amu-rat ; e trascinato da uno sdegno soverchio contro il figlio maggiore e da predilezione verso il minore, cavò gii occhi ad Andronico, lo rinchiuse nella torre di Anema presso il palagio, e dichiarò suo successore Mannello. Ma i cdoni di Galata che simpatizzavano con Andronico, lo liberarono
     


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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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