Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      4 88 STORIAsistenza, di dover scendere ad una onorevole composizione coi nobili di dentro, rendendoli partecipi degli uffizi. Stimava cosi di scemare l'invidia di una autorità suprema, e chiamando a dividere il suo potere una parte della nobiltà, trovare un sostegno dove prima avea dovuto combattere un ostacolo.
      Questa nuova via, come avviene dei temperamenti mezzani, non fece altro che accelerare la sua caduta; perchè i suoi partigiani o si scoraggiarono o sospettarono, e i patrizii che lo avversavano non come doge ma come la personificazione al potere di un principio odioso, interpretando questa transazione per timore, imbaldanzirono vieppiù. A porre ad effetto questi suoi divisamente fatti venire a sè i conestabili o gonfalonieri del popolo, ciascuno dei quali capitanava uno dei quartieri in cui allora si divideva la città, propose loro le sue intenzioni che furono approvate. Fatta intendere la cosa ai nobili, furono richiesti quattro di loro, affinchè insieme col doge concertassero il nuovo ordinamento da darsi al governo, il quale fu modificato coli'aggiungervi un consiglio di dodici membri presi, sei dal popolo sei dalla nobiltà: a questi apparteneva, salva sempre la suprema autorità del doge, la direzione degli affari più importanti della repubblica. La guardia delle fortezze e le altre cariche minori furono in egual porzione divise fra i patrizii e il popolo.
      Questa riforma non impediva però le macchinazioni al di dentro e le mi-naccie armate al di fuori. Lasciata Busalla, si avanzarono i fuorusciti fin sotto le mura di Genova, occupando il borgo di S. Tomaso, il borgo di Prè e il monte Peraldo; nel medesimo tempo i nobili di Chiavari, di Rapallo e di Recco cacciavano gli ufficiali e il podestà. Sotto pretesto di trattare un accordo, continui messi si mandavano dai nobili di dentro ai fuorusciti; e il popolo, aggirato con parole e con promesse, faceva mostra di staccarsi ogni giorno più dal doge e di accedere alla parte contraria. Emis-sarii dei fuorusciti con una mano di pedoni e di cavalli aventi ad insegna una bandiera stemmata delle armi delle quattro famiglie, percorrevano la riviera di levante facendo prova di rivoltarla al doge. Il quale, impotente ad impedire queste mene perchè non più solo a comandare, era stato costretto ad accettare dei nuovi limiti imposti dai nobili alla sua autorità, e a licenziare settecento soldati che erano alla guardia della città, rimanendo in cotal guisa in piena balia dei suoi nemici.
     


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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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Busalla Genova S. Tomaso Peraldo Chiavari Rapallo Recco