Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      DI GENOVA 119
      nei momenti della sventura, e lanciò contro essa la scomunica. Per evitare la perniciosa influenza morale di quest' atto, potente ancora in quei tempi sul popolo, si affrettarono i reggitori della repubblica a mandare ambasciatori al papa, onde rivocare l'interdetto: mandò i suoi il Paleologo timoroso di perdere gli alleati; ma Urbano ricusò tutto, finché i Greci non fossero ri-tornati alla comunione cattolica.
      L'autorità del Boccanegra dovea risentire il contraccolpo di questi fatti. I nobili, i quali aveano accettato il suo governo, perchè divisi in fazioni non erano stati forti da impedirlo, lo odiavano, e fino dal 1259 aveano tentato di rovesciarlo con una sommossa, la quale non avea partorito altri effetti, che l'esiglio di molli di loro, un aumento sensibile nell'onorario del capitano, e un maggiore consolidamento del suo potere. Non sbigottiti dal risultato infelice di questo primo tentativo, la disgrazia piuttosto che abbatterli li avea riuniti, e i Guelfi e i Ghibellini si erano mescolati in una sola fazione, la quale attendeva ed era pronta ad afferrare ogni occasione che le si fosse pòrta di atterrare il Boccanegra. L'autorità di questo, quantunque temperata in diritto dai due consigli, era nonostante, per la consuetudine e per la forza, divenuta onnipotente nel fatto, e l'abuso, che a quando a quando ne faceva, avea scemali i suoi amici e intiepidito il favore del popolo.
      11 malumore prodotto nella plebe dall' interdetto, accresciuto dalle mene dei nobili, che ne accagionavano il Boccanegra, portò ad una crisi: la città si levò in armi; e i nobili, fatto capo grosso nella contrada di Fossatello, si prepararono a resistere. Suonò il Boccanegra la campana del Comune, ma la moltitudine rispose poca e scorata all' appello. Assaltava nonostante animosamente gli avversarli, senonchè vedutosi cadere accanto il fratello Lanfranco, che amava teneramente, e abbandonato da gran parte de' suoi, cera)
      rifugio nella casa di Pietro D'Oria. Ottenuta la vittoria, le opinioni discordi,
      ie le parti non spente, minacciavano più serii disordini, ma furono compressi da Gualtieri da Yezzano arcivescovo, il quale pregatone, interpose la sua autorità alla pacificazione della città. Fece egli radunare il parlamento; fu il governo ricostituito con otto anziani, sei nobili e due popolani, con a capo un podestà, come in antico. Il capitano fu persuaso a rinunziare; l'interdetto
      ad intercessione del medesimo arcivescovo fu tolto, e il popolo che prima non %
      avea potuto provvedere alla libertà, se non col crearsi un signore, dovette accontentarsi ora della ripristinazione della potenza nobilesca (1262).
     


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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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