Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      70 STORIADi più stragi domestiche insaaguinarono l'imperiale casa di Costantinopoli. Strana cosa che fra cotanta mollezza potesse esistere cosi grande ferocia , se la storia non ci avvertisse, che ivi la voluttà del sangue è più grande, dove i popoli sono maggiormente corrotti. Isacco Angelo, uscito fuori imperatore da codesto universale disordine, ottenne dai Genovesi che, dimenticata l'uccisione del Morta, ritornassero sulle incominciate trattative, eccetto il caso della scomunica (1192).
      Ma un altro incidente ruppe nuovamente le amichevoli relazioni tra i due Stati. Un gentiluomo genovese della famiglia dei Caffari, ricevuta una ingiuria dall'ammiraglio imperiale, chiesta riparazione, non l'ottenne. Allora, determinato a farsi la giustizia che altri gli negava, annate quattro navi , corse i mari vicini depredando, e si impadronì del porto d'Adramito.
      Gli fu mandato contro Giovanni Stirione con una squadra; ma il Caffaro, profittando della guardia dell' ammiraglio imperiale, sorprese le navi nemiche a Sesto, e parte ne prese parte ne colò a fondo. Poi l'orgoglio dei buoni successi e la speranza di poter ritornare nella grazia imperiale lo resero trascurato. La sua squadra sorpresa dallo Stirione correva pericolo ; il Caffaro, che era allora in terra, accorso a difenderla, dopo una fiera resistenza vi perdeva la vita; e le sue navi vennero in potere del vincitore. La notizia del fatto e il cadavere sanguinoso portato a Genova vi suscitarono un entusiasmo grandissimo di vendetta. Un' armata genovese forte di ventitré galere veleggiò in Oriente, approdò a Candia, e presa ivi con poca resistenza una città marittima, la fortificò. Contemporaneamente Leon Vetrario con quattro galere sceso a Corfù nell' Jonia, espugnato un castello presso il capo di Polacro, vi poneva guarnigione.
      Questi fatti trassero seco delle rappresaglie in Costantinopoli. Il monastero di Calamos donato precedentemente alla colonia genovese, e trasformato da essa in splendido palagio consolare, fu abbandonato in quartiere ai soldati alemanni al servizio dell' imperatore, e questi lo guastarono nel modo che hanno sempre usato i militari in simili casi. Le mercanzie genovesi vennero confiscate, i feudi e le possessioni accordate ai sudditi della repubblica per maggiormente affezionarla, ritolte; e forse i Pisani, che sempre aveano saputo mantenersi e duravano nelle grazie imperiali, non furono estranei ad incitare codesti rigori (1200).
     


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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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