Storia popolare di Genova di Mariano Bargellini

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      44 STORIAsuH' Italia, state invano reclamate da' suoi predecessori. In Italia allora il Municipio avea spento e assoggettato in gran parte il feudalismo, il quale, vivendo di memorie e di speranze, aspettava l'occasione a rialzarsi. I piccoli principi, che governavano assolutamente alcune città, per nimicizie di fatto e di principii, inclinavano a favorire ogni avversario dei municipii. Il sacerdozio, alleato dell'impero finché questo condiscendeva a dividere gli utili con esso, era apparecchiato a combattere una dominazione esclusiva. Fra i letterati e i dotti in giurisprudenza, unica scienza di quei tempi, i primi sull'arpa cristiana cantavano l'amore di Platone; i secondi, disconoscendo P età propria, educati agli studi classici, sognavano un impero romano morto da sette secoli, e aspiravano all' ideale d' una monarchia italica con un imperatore tedesco.
      Cotali erano gli umori che bollivano (1154) in Italia, quando Federigo, scendendovi per la prima volta, intimava una dieta a Roncaglia nel Piacentino. Vi convennero i consoli di tutti i municipii italiani, mandati parte per timore, i più per la venerazione tradizionale, che durava nei popoli per la dignità imperiale. I Genovesi vi deputarono lo storico CafTaro ed Ugo Della Volta arcidiacono, più per esplorare le intenzioni che per riverenza agli ordini di Barbarossa. Dopo gli ossequii preliminari che la diplomazia ha adottati da tempo immemorabile, gli ambasciatori presentarono a Federigo magnifici regali di stoffe preziose e di animali rari e feroci, procacciati nelle conquiste di Siria e di Spagna, e nelle relazioni commerciali avute con l'Affrica. Chiamati a colloquio particolare, l'imperatore, mentre faceva loro intravedere l'odio che covava contro i municipii, richiedeva gli ambasciatori, se i loro compatrioti avrebbero cooperato con le loro forze marittime all' impresa che meditava contro Guglielmo Normanno re di Sicilia. Gli ambasciatori si scusarono rispondendo, che le loro attribuzioni non si estendevano a tanto ; e tornati riferirono in senato dei progetti di Federigo. Fu deciso si provvedesse ai futuri pericoli, sostituendo alle antiche mura, deboli e male atte a sostenere un assedio, delle nuove a cui fu tosto posto mano. Le notizie di Vercelli e Chieri espugnate dall'esercito imperiale, dell'incendio d'Asti e della rovina di Tortona, accrebbero l'attività dell'innalzamento delle mura. Ma poiché Federigo, incoronato a Roma, ripassò le Alpi, il timore cessato e la speranza che nuove cure in Germania lo distraessero dall' Italia interruppero il lavoro.
     


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Storia popolare di Genova
dalla sua origine sino ai nostri tempi (Volume Primo)
di Mariano Bargellini
Enrico Monti Genova
1856 pagine 607

   

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