Storia della Repubblica di Genova di Carlo Varese

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      libro terzo. 7 269
      perciò nel campo alcuni uomini dabbene e inclinati m3-iza5 a pace, colle chiari della città, invitando il Podestà a prenderne possesso. 11 Podestà veramente non si affidava di troppo, e alla dimani spediva alcuni de' suoi a presidiare il castello Apio, ed a ricevere il giuramento di sommissione. Era pensiero dei Ventimigliesi d1 impadronirsi di quanti Genovesi avessero potuto, onde tener dietro a pelo a quella minaccia di cavar gli occhi ai prigioni: e se non fosse stato di qualche spia che gli avvertiva, per cui se la davano a gambe, certo è che cadevano neir insidia. Il Podestà allora levò un rumore grandissimo , e siccome quegli che vedeasi in un1 apparenza di ragione ove non era stato mai, deliberava torsi un pò V uzzolo della vendetta, e faceva abbacinar undici dei prigióni ; modo eloquente di persuadere a quei di dentro che doveano arrendersi: pure non si arrendevano.
      Il Martinengo avvedutosi che 1' accecare i prigionieri non lo avvicinava d'un pollice alla città ribelle, pensò a porre in opra mezzi più efficaci. Ma questi sono tali, e possiam dire quasi cosi giganteschi, che fa maraviglia ai di nostri eh' ci valesse a ideargli, non che a condurgli a termine con sì poca gente com' egli avea ; poca, sempre in paragone dell' opra : a ben comprendergli giova dire brevemente qual fosse allora Ventimiglia.
      Accanto accanto alle mura della città chè s1 atterga al monte di San Cristoforo, scorreva e scorre un fiume, Rotta chiamato, il quale scende dai gioghi


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Storia della Repubblica di Genova
Dalla sua origine sino al 1814 (Tomo Primo)
di Carlo Varese
Tipogr. D'Yves Gravier
1835 pagine 423

   

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