Storia fiorentina (volume 9) di Benedetto Varchi

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      [1530] libro dodicesimo. ' 435
      sua corte i primi bravi e i primi letterati di Roma, i quali teneva pių tosto per compagni che per servidori, ed era da loro (cosa che rare volte suole avvenire) non meno stimato e temuto che amato e riverito. Vera cosa č, ch'egli era di natura leggiere e incostante, e faceva molte cose pių per una cotale vanagloria e per ambizione (per non dire saccenteria) e mosso da altri, che per proprio giudizio, o da altra cagione grave e commendabile; e, per dire il tutto brevemente, potevano pių spesse volte in lui i beni del corpo e della fortuna che quegli dell' animo; e quando papa Clemente, o l'ammoniva egli da sč, o lo faceva avvertire da altri, Ippolito, quasi non se ne curasse o non potesse far altro, alzava il capo e faceva spallucce. Fra il cardinale e '1 duca era rancore vecchio e segreta ruggine, perchč tra loro, oltra le solite emulazioni e discordie di cosi fatti fratelli, erano corse infino quando erano fanciulli piccoli, non solo di male parole, ma di cattivissimi fatti, infino al darsi delle busse; e sebbene in apparenza s'ingegnavano di mostrare d'essere amici, nondimeno il papa, che sapeva il vero, se n' affliggeva e contristava con-tinovamente soprammodo; e per tener fermo Ippolito, dal quale era meno ubbidito, gli ordinō, secondando pių la larghezza di lui che la strettezza sua, una grossissima provvisione, la quale gli fece sempre pagare, infino a tanto che, morto del mese di giugno l'anno che venne, il cardinal Colonna viceré di Napoli, gli conferi la cancelleria e l'arcivescovado di Monreale con altri ufici e beneficii di grandissime entrate ; nč a ogni modo potette fermarlo, perchč egli aspirando a grandezza temporale, e avendo vólto l'animo pių alle cose della guerra che a quelle della Chiesa, e quasi non sapendo egli quello che si volesse, mai non si contentō; in modo tale, che dopo la vita di Clemente, messo su da Filippo Strozzi, e accordatosi co'fuorusciti fiorentini, fu cagione di nuove divisioni e garbugli, e alla fine della morte sua e di quella d'altrui.
      XLV. Nč voglio lasciar di dire, eh' egli essendo legato di Perugia, in tutto quello che poteva e sapeva, contrariava al signor Malatesta e alla sua parte, favorendo il signor Braccio e gli altri nimici suoi quanto disfavoriva Malatesta; al quale,


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Storia fiorentina (volume 9)
di Benedetto Varchi
Felice Le Monnier Firenze
1858 pagine 464

   

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