Storia fiorentina (volume 9) di Benedetto Varchi

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      [1530] libro undecimo. t,9
      parole, rispose nel medesimo modo: e a Castrocaro non si mandarono altri danari, che i cento ducati i quali Piero So-derini, ricercatone da Messer Galeotto Giugni, mandò cortesemente e senza farsi pregare da Vicenza : a tali strettezze e stremità si conducono alcuna volta le repubbliche, ancoraché ricchissime; e tanto stimano gli uomini più un particolare bene, quantunque minimo, che un comune, ancoraché grandissimo; benché io (sappiendo quant'era qualunque di loro danaroso, e che il Borgherino solo, oltre l'essere amator delle lettere, e persona molto gentile e cortese, se ne giocava le centinaia e le migliaia per volta) vopensando, che fussino ritenuti non tanto dall' avarizia, quanto dalla tema di non dispiacere al papa, il quale aveva severissimamente proibito, che nessuno il quale o avesse beni di chiesa, o ufizi di Roma, potesse in modo alcuno soccorrere di cosa nessuna i Fiorentini, sotto pena di dovergli perdere issofatto, e senz'alcuna redenzione. Nè voglio non dire, che l'ambasciadore fu da molti di poco giudizio riputato, dicendo eh' egli non doveva chiamare in cotal ristretto nè Matteo, il quale oltre l'esser di natura, se non avaro, certo miserissimo, aveva dimostrato di tener conto maggior de'comodi privati che de' pubblici; nè Tommaso di Giunta, il quale non avendo che fare de' fatti della repubblica, se ne stava, non meno avaro che ricco, quasi sempre a Vinegia, occupato ne'grossi guadagni della sua, piuttosto utile che onorevole stamperia, senza curarsi, benché per altro fosse uomo di belle maniere e di buon giudicio, come la città di Firenze o libera o serva si vivesse.
      LXXQI. Mentre si facevano questo cose, gli Aretini, disperatisi, dopo r avere usato tutte le forze e ingegno loro, di potersi insignorire della cittadella, la quale stava loro non meno sul cuore che in su gli occhi, mandarono a pregare il principe che mandasse loro nuove genti e tante artiglierie, che fussono bastanti a spugnare la fortezza, altramente essere impossibile che guardassono la città, e provvedessino ogni giorno il campo come facevano. Il principe, il quale, come si disse, aveva disegnato d'impadronirsi d'Arezzo, rispose loro artatamente, che se volevano disporsi a nolla gettare a terra, come aveva inteso che avevano in animo di


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Storia fiorentina (volume 9)
di Benedetto Varchi
Felice Le Monnier Firenze
1858 pagine 464

   

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