Storia fiorentina (volume 9) di Benedetto Varchi

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      fi 530] libro undecimo. 269
      duto Empoli, desiderassino che s'aprisse la via di Prato e di Pistoia, o per concorrere con Malatesta, e ristorare il danno nella scaramuccia de' cinque di maggio ricevuto, o per qualsivoglia più vera cagione; deliberato tra se stesso di fare un' altra incamiciata, e assaltare il campo de' Tedeschi di San Donato in Polverosa, nel quale, in luogo del conte Felix era il conte Lodovico di Lodrone succeduto, uomo di singolarissima fede e virtù; comunicò questo suo pensiere al gonfaloniere; il qual gonfaloniere, parendogli cosa d'importanza, e «he potesse o grandissimo danno o grandissimo giovamento arrecare alla città, fece chiamare a consiglio il signor Malatesta, i commessari e alcuni altri de'principali così cittadini come soldati, i quali tutti di un medesimo parere e volere, non solo l'approvarono, ma commendarono sommamente, perchè non era dubbio, che non pur Prato, ma Pistoia (la quale s'era levata in parte un'altra volta, e avevano tumultuosamente voluto ammazzare il commessario, e fatto fuggire, occidendone molti, alcune compagnie di Spagnuoli, i quali; non potendo per amore, a viva forza s'ingegnavano d'entrarvi), sarebbono, rotti i lanzi, alla devozione ritornate de' Fiorentini. Solo Malatesta s'oppose e s'attraversò quanto seppe e potette il più, nessun' altra ragione allegando, se non parergli questo essere troppo gran risico, e andarsi quasi a manifesto pericolo, essendo i Tedeschi tali quali sono, e tanto fortificati quanto erano, e avendo un capo vigilantissimo di non minor prudenza che ardire: ma veduto che tutti gli altri la intendevano al contrario di lui, non solo v'acconsenti, ma disse che vi voleva intervenire anch'egli. Ordinò dunque il signore Stefano che si dovesse uscire da due porte, Prato e Faenza, per r una e per l'altra delle quali s'andava dirittamente a cozzare nelle trincee de' nemici, le quali erano doppie, e molto ben guarnite d'artiglierie ; e perchè il Monte non rimanesse sfornito, vi misse per guardia de' bastioni, intorno i giovani della milizia, e nel mezzo Francesco Tarugi e Barbarossa con forse quattrocento fanti, afflnechè, essendo assaltati, gli potessono soccorrere; e il medesimo fece in Firenze, lasciandovi Giometto da Siena e '1 capitano Pacchierino.
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Storia fiorentina (volume 9)
di Benedetto Varchi
Felice Le Monnier Firenze
1858 pagine 464

   

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