Storia fiorentina (volume 9) di Benedetto Varchi

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      [1529-1530] libro undeciko. 225
      gli erano rimasi, combattendo tuttavia animosamente, si ritirò in una casa, e quivi si salvò; conciossiacosaché Giovanni da Vinci, il quale aveva la guardia della Porta alla Croce, sdimenticatosi dell' ufficio di capitano per far quello dell' amico, si era di già mosso con più fanti per soccorrere Anguillotto, e Iacopo Bichi con cavalli ; ma quando giunsero, il principe e gli altri s'erano ritirati oltr' Arno. Morirono di quegli di dentro in questa zuffa quasi campale, dintorno a cento, e qua-ranzei a numero ne furono portati feriti a Santa Maria Nuova; il numero di quegli di fuora non si seppe appunto, ma tra morti e feriti, tra cavagli e fanti, ma più cavalli, passarono ottanta. Anguillotto e Cecco furono trovati in terra colla camicia solamente; non si seppe già se furono spogliati o da' nostri o da' nimici. Anguillotto si sotterrò il di di poi nella Nunziata onoratamente, e il Buti nella Chiesa di San Paolo in Palazzuolo. Malatesta avendo veduto venir tanta gente con tanta rattezza, e dubitando non fosse altro, scese prestamente dal Monte co'commessari, e non trovato alla Porta il capitano, fece tutto iroso apprestare un capresto per appiccarlo tosto che fosse giunto; ma egli essendone stato avvisato, si nascose in San Salvi, e quivi stette tanto, che passata la stizza, gli fu perdonata la vita, ma tolta la compagnia, e data a Francesco d'Alessandro Segni, che poi morì in una fazione appresso il lago di Como, militando per i Francesi l'anno 1532.
      XXI. Agli diciassette i giovani, sì per non intermettere 1' antica usanza di giocare ogn' anno al calcio per carnovale, e si ancora per maggior vilipendio de'nemici, fecero in sulla piazza di Santa Croce una partita a livrea, venticinque bianchi e venticinque verdi, giuocando una vitella; e per essere non solamente sentiti, ma veduti, misero una parte de' sonatori con trombe e altri strumenti in sul comignolo del tetto di Santa Croce, dove dal Giramonte fu lor tratto una cannonata, ma la palla andò alta, e non fece male nè danno nessuno a persona.
      XXII. Il giorno dinanzi era entrato in Firenze pe' bastioni Girolamo Inghirlani detto Robadegna, e aveva dato nuova, come Fabbrizio Maramaldo era quel giorno arrivato nel campo con tutto il suo colonnello di circa tremila fanti ; e il giorno


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Storia fiorentina (volume 9)
di Benedetto Varchi
Felice Le Monnier Firenze
1858 pagine 464

   

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