Storia fiorentina (volume 9) di Benedetto Varchi

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      [1529-1530] libro undecimo. -213
      accordare, offerendosi per mezzano; ma infatti, per comandare al signor Malatesta e al signore Stefano, e protestar loro da parte del re, come fece, che si partissono di Firenze. Ben è vero, che segretamente e in disparte disse all' uno e all'altro, che ciò s'era fatto per compiacere all' imperadore e al papa, non da vero, ma per cirimonia, e perciò che non partissono, ma attendessono a fare 1'ufficio loro; e all'ultimo voleva, che i Fiorentini rimettessono le differenze loro col pontefice nell' imperadore. Il medesimo re per le preghiere de' medesimi, i quali non pretermettevano diligenza nessuna, ancora nelle cose menomissime e indegne delle loro persone, richiamò, come per le medesime cagioni fece anco il duca di Ferrara, il suo oratore, il quale era monsignore di Vigli; e colla medesima doppiezza, perchè i Fiorentini vedutisi abbandonati non accordassono, vi lasciò messer Emilio Ferretti, il quale era venuto di Francia uditore del marchese di Saluzzo, poi come uomo del Cristianissimo era stato appresso Malatesta in Perugia. Era messer Emilio nato bassissimamente nel Valdarno di sotto, di congiungimento non solo illegittimo ma illecito, e nondimeno egli, oltrachè la natura l'aveva di rarissimo ingegno, di bellissima persona e di gratissima presenza dotato, s'era, mediante l'industria e fatica sua, fatto chiaro non solamente nella scienza delle leggi, ma ancora negli studi d' umanità e nell' arte dell' eloquenza. E non solo lasciò il Cristianissimo messer Emilio per non disperare affatto i Fiorentini, ma promise loro di segreto, che, riauto i figliuoli, manderebbe tantosto aiuto e soccorso; ingannando in un medesimo tempo lo imperadore, il papa e la Signoria di Firenze. Dissesi ancora ch'egli per gratificarsi maggiormente Cesare e Clemente, tentennò più giorni stando in forse di licenziare dalla corte lo ambasciadore fiorentino, il quale alla fine malissimo contento vi si mori.1 Ragionossi in quel tempo per monsignore di Tarbes, il quale per avere, come ebbe, il cappello, aveva sempre favorito le cose del papa, che il re si dovesse abboccare in Turino con Cesare; della qual cosa egli ne fu nel consiglio onestamente ripreso, quasi
      ' Era Baldassarre Carducci, c morì il 6 d' agosto del 4530.
     
      A


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Storia fiorentina (volume 9)
di Benedetto Varchi
Felice Le Monnier Firenze
1858 pagine 464

   

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