Storia fiorentina (volume 9) di Benedetto Varchi

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      di Rovezzano, vicino al quale risiede la villa edificata da Zanobi Bartolini, muraglia veramente piuttosto regia che magnifica; lunge a dieci è il castello del Ponte a Sieve, perchè quivi mette in Arno e fornisce la Sieve ; sopra questo ponte è Ni-pozzano, dove ha a fare Antonfrancesco degli Albizzi; da man destra, oltre il castello di Diacceto, con Pelago e altre ville, si trova il famoso munistero di Valembrosa, che così si chiama oggi, e non Vallombrosa, edificato nel mille settanta da San Giovan Gualberto cittadino fiorentino. Dal Ponte a Sieve si va nel Casentino, paese molto fertile, nel quale le principali terre sono Romena, Bibbiena, Pratovecchio, Poppi e Stia; e dalla sinistra tra alti e aspri monti presso al fiume l'Archiano è il castello più tosto che il munistero di Camaldoli, e sopra un miglio vicino alla Falterona, donde da uno de'lati esce l'Arno, e dall' altro il Tevere, la chiesa e abitazione de'loro romiti; luogo, come ne dimostra il suo nome Eremo, solitario molto, e rimoto da tutta gente. In cima al Casentino s'erge il monte della Vernia, dove sopra un altissimo e scosceso sasso è il munistero de' Frati Osservanti di San Francesco, lontano nove miglia da Bibbiena. Tra la Porta alla Giustizia e quella alla Croce è una porta rimurata, la quale si chiamò da prima la Porta Ghibellina, onde è detta ancora tutta la via che va insino alle Stinche, la qual porta fu edificata nel milledugentosessanta da Guido Novello podestà in Firenze per lo re Manfredi, quando i Guelfi senz' aver chi gli cacciasse, se ne fuggirono, i quali poscia ritornati, la chiamarono Porta Guelfa.
      La terza porta, la quale si chiamò già Fiesolana, si chiama oggi la Porta a Pinti, e non ha borgo, ma solamente alcune case, dirimpetto alle quali a un trar di mano a man destra è il bellissimo convento de' frati Ingesuati, con un vaghissimo giardino, e a un trar d'arco per lo diritto quello non ben bello, ma molto maggiore de'Monaci di Camaldoli, chiamato San Benedetto, con un maraviglioso orto tutto nel mezzo pieno d'alberi, e con una torre al dirimpetto: poco sopra, dove si comincia a salire, si trova a man destra Camerata, piena di tanti e si bei casamenti, che malagevolmente il potrebbe credere chi veduti non gli avesse ;


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Storia fiorentina (volume 9)
di Benedetto Varchi
Felice Le Monnier Firenze
1858 pagine 464

   

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