Storia fiorentina (volume 9) di Benedetto Varchi

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      innanzi era per le cose di Monopoli, assediato e non ispu-gnato da lui, in quello stesso Consiglio venuto a parole, e poco meno che a'fatti, e poscia mediante Già* d'Urbina col mezzo del marchese di Corata, chiamato monsignore di Baurì, s'erano rappacificati; benché l'odio che aveva il principe contra il marchese aveva avuto origine nel sacco di Roma, dove il marchese, desiderando d'essere generale egli, non aveva voluto riconoscere il principe, ancor che dichiarato dall'imperadore per generale. Gian d'Urbina pregato strettissimamente da Oranges deliberò alla fine, o menato o tirato da'fati, di compiacergli, non ostante che il Consiglio gli avesse mandato a protestare sotto gravissime pene, che non partisse del Regno; ma egli era di sì grande autorità per l'immenso valor suo, che, montato in collera, comandò che colui, il quale il protesto portato gli avea, fusse subitamente impiccato per la gola; e così senza alcun fallo seguito sarebbe, se i ministri e servidori suoi non l'avessero nascosamente trafugato.
      XXIII. Partirono adunque allegramente, .e andarono di compagnia insino all'Aquila; donde il principe, fattolo suo luogotenente generale, e lasciatolo a congregar l'esercito, si parti, e all' ultimo di luglio con cento cavalli e forse mille archibusieri giunse in Roma: e benché le stanze per Sua Eccellenza fussino state ordinate fuori alla Vigna del papa, alloggiò in Borgo nel palazzo de' Salviati; e venuto a parlamento con Sua Santità, vi fu che fare e che dire assai, innanzi che potessero convenire. Le difficultà nascevano parte dal papa, al quale, essendo egli persona stretta, pareva fatica lo spendere, e mai non volle che gli fusse pa-gato.nn quattrino, se prima l'imperadore non fu giunto fcJBflVY*}. Parte dal principe, il quale, essendo altiero di 4p»^£(m*-poteva patire che in una impresa di sì tanta importanza, si procedesse cosi meschinamente e con tanta miseria, quanto gli pareva che facesse il papa, al quale egli nel vero non era eziandio palesemente troppo amico, perchè aspirava a cose grandi, ed erasi dato a credere di dovere avere per donna la figliuola di Cesare, promessa ne* capitoli al signore Alessandro de' Medici, che fu poi duca.


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Storia fiorentina (volume 9)
di Benedetto Varchi
Felice Le Monnier Firenze
1858 pagine 464

   

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