Storia fiorentina (volume II) di Benedetto Varchi

Pagina (417/476)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina  Immagine

      LIBRO SID1CESIMO 44 7
      «fare a Filippo quello di che egli era debitore, e Filippo gli sborsò di s^o , senzachè 'I duca e '1 cardinale d' altro servissero che del nome ; e di più promise che pagherebbe il suo terzo de'quaronlacinquemila : e perchè Ridolfi si disponesse a pagare anch'egli i suoi quindicimila, mandò a Roma Ruberto suo figliuolo, perchè il cardinale, sebbene avea grossissime entrate, 1' aveva però mediante il mal ordine de'suoi ministri impegnate sempre innanzi ; oltreché gli pareva che a* fuorusciti dovesse bastare di spendere non i danari, ma il nome e 1' autorità di sua signoria reverendissima. Ruberto mentre attendeva a solle-cìto re il cardinale , messo al punto da Antonfrancesco degli Albizzi, mandò Neri Rinuccini, giovane di poco enon buon cervello, eon alcuni altri , i quali fuor di Roma non più chei due miglia , essendo camuffali * svaligiarono un corriere spedito dagl'Imperiali, e, toltogli lo spaccio, condussero tutte le lettere a Roma in casa di Lorenzo Ridolfi ; ma poco dopo Giovanni Berlinghieri essendo stato preso per altri conti, confessò al governatore tutto il fatto per ordine ; onde Ruberto ne fu da lui, ma non con quella pena che meritava si fatto caso, con^ donna to.
      Mandò ancora Filippo un uomo a posta, in Pistoia a Niccolaio Bracciolini, il quale era stato a Vinegia di fresco non senza qualche sospetto del duca Cosimo , del che però s' era giustificato, scrivendoli che, se volevano riceverli dentro , renderebbono alla città tutti i privilegi antichi , e alla parte Panciatica concederebbono tutte quelle grazie che essi medesimi chiedessinó : ma il Brecciolino, mostrando al mandato di voler riposarsi un poco, cavalcò in poste a Firenze , e mostrato la letifera al duca, tornò con grandissima diligenza a Pistoia, e, senzachè colui si fosse avveduto di cosa alcuna, rispose ( secondo la commissione datali ) che quella città era stata sempre devota di chi reggeva Firenze, e così voleva essere allora.
      Diedesi ordine che alla Mirandola col favore dei conte Galeotto si sol-dassero sotto Capino da Mantova e sotto il priore di Roma da tre in quattromila fonti ; e perchè il papa nel segreto non solo permetteva , ma confortava che si facesse l'impresa contro a Cosimo, si ragunarono in Bologna , oltra i fuorusciti, che passavano dugento, circa a due mila soldati, de'quali era capo messer Piero Strozzi non senza sdegno e rammarichio di Filippo Valori figtiuolo di Baccio, il quale voleva esser colonnello anch' egli, e non si tenendo ( ancorché fosse ) da meno di Piero, andare a paragon suo. E per non avere a replicarlo più volte, i fuorusciti , favellando principalmente degli ultimi, pensando ciascuno più agl'interessi propri che a"1 pubblici, erano pessimamente d'accordo, e servendosi tutti del nome della libertà, e sotto questo mantello ricoprendosi , cercavano d'ingannare segretamente P un I' altro.
      v^ooQle


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina  Immagine

   

Storia fiorentina (volume II)
di Benedetto Varchi
Borroni e Scotti Milano
1846 pagine 476

   

Pagina (417/476)






Filippo Filippo Ridolfi Roma Ruberto Antonfrancesco Albizzi Neri Rinuccini Roma Imperiali Roma Lorenzo Ridolfi Giovanni Berlinghieri Ruberto Filippo Pistoia Niccolaio Bracciolini Vinegia Cosimo Panciatica Brecciolino Firenze Pistoia Firenze Mirandola Galeotto Capino Mantova Roma Cosimo Bologna Piero Strozzi Filippo Valori Baccio Piero Qle Ruberto