Storia fiorentina (volume II) di Benedetto Varchi

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      LIBRO SEDICESIMOLa rotta di Sestino, perchè cosi fu chiamata, si per L molti disor* dini ed inconvenienti che in ella e di lei seguirono, e si massimamente perchè la fama, aggiugnendo del suo, fa le cose sempre maggiori, quanto scemò di credito a1 fuorusciti, i quali sotto nome degli Strozzi si comprendevano, tanto crebbe di riputazione al signor Cosimo , il quale con incredibii diligenza attendeva in tutti quei modi che sapeva e poteva migliori, a stabilire le cose sue, le quali dipendevano da due capi, l'uno e 1'altro de'quali aveva non pòca difficoltà; lo primo era il prepararsi di poter resistere ad una guerra, la quale prevedeva doverli esser mossa; il secondo, ottener dall'imperadore il consenso e confermazione del suo principato. Ordinò dunque per tutte le terre sue di qualche sospetto quello che di sotto si dirà. Fece che alla fine d'aprile s'elessero quattro uomini a porre un aecatto, il quale dovesse gettare cinquantamila fiorini, ed in quel mentre non mancava per Averardo Serri-stori suo ambasciadore , e per Giovanni Bandini di tener sollecitato Cesare ; il quale Cesare, sebbene s'era mostrato contento della sua elezione e molto commendata l'aveva, nondimeno sino a quel tempo, con tutte le diligenze le quali e dal Serristori e dal Bandini s'erano usate grandissime, altro non avea fatto che dare buone promesse : stando forse sospeso, si per gli apparecchi grandissimi che si diceva fare il re cristianissimo per venire in Italia , e si per le pratiche che sua maestà teneva continuamente col papa, nelle quali , mentre cercavano ingannarsi l'un l'altro, si procedeva da tutte e due le parti con infinite simulazioni e dissimulazioni; non essendo l'arte di Paolo III, ancorché vecchio ed astutissimo, maggiore di quella di Carlo V, ancorché giovane, per ordine del quale partì di Roma nel principio di maggio insieme con messer Cherubino , Ferdinando di Silva chiamato il conte di Sifonte,
     


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Storia fiorentina (volume II)
di Benedetto Varchi
Borroni e Scotti Milano
1846 pagine 476

   

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