Storia fiorentina (volume II) di Benedetto Varchi

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      LIBRO QUINDICESIMO 407
      ma quei villani ne manomettessero. Al podestà fu aperto , Niccolò si rimase dove egli cadde, ed il Moretto s'era lasciato in abbandono, ancoraché molto si raccomandasse ; ma Piero Beninlendi, ch'era suo amico , lo fece portare a Uelforte piccol castello del duca d1 Urbino, dove con gran fatica fu lasciato entrare, nè mai 1' abbandonò, se non poiché lo vìdde morto e sotterrato.
      Da Belforte, essendo già sera , e non sappiendo nessuno dove andarsi, licenziò messer Piero tutti i soldati ; ed i fuorusciti, maledicendo ognuno Piero Strozzi e chi l'aveva ingeneralo, si cominciarono a sbandare; pure la maggior parte, ancorché egli non avesse voluto, gli andarono dietro a Castel Sant' Agnolo, nel qual luogo bisognò che ciascuno, per far danari da poter vivere, vendesse, quasi ad uso di zingani, o dei panni di dosso o dell' armi ; e Amerigo Antinori tra gli altri si cavò del tocco alcune punte d' oro, e le diede a certi soldati che andavano gridando : Noi ci moiamo di fame, noi ci moiamo di fame ; nè pensi alcuno che in si poca gente fosse mai rovina maggiore. E perchè si temeva quello che fra pochi giorni avvenne , cioè che d' ora in ora non venisse comandamento o dal papa o dal duca d'Urbino, clic s'uscisse delle terre loro, messer Piero con Ceccone de' Pazzi, Giulian Salviati, Bertoldo Corsini ed alcuni altri, se n'andò all' osteria di Sigillo, dove ebbe una lettera da Ser Mariotto cancelliere di Baccio, e da Mazzerino per uno a posta , che dovesse subitamente ritornare a dietro, perchè Anghiari se gii darebbe. E prima rIì era slato scritto dal Borgo dall' arcidiacono , che '1 popolo s'era levalo in arme, e uè aveva mandato fuora i soldati.
      Quello che si dice del Borgo, fu così : Nella città del Borgo, partita come 1* altre, son due famiglie nemicissime 1'una dell'altra, Pichi e Graziani ; i Pichi erane più che mortalissimamente odiati da tutto 1' universale. Avvenne che' 1 lunedi sera a due ore di nolle nel metter le guardie sulle mura , si levò in arme tutto il popolo gridando, fuora, fuora i soldati forestieri ; e benché gridassero, palle, palle, il commissario , il vicario, il signor Otto e tutti gli altri capitani dubitando, come dovevano, corsero tutti armati al romore, ed insieme con loro andarono molti della città ; e dopo gran contrasto bisognò, a voler si quietassero , che , fuora il signor Otto con cinquanta compagni , tutti gli altri uscissero della terra. Tra quegli che rimasero fu il capitano Girolamo Accorsi d'Arezzo chiamato il Bombaglino, allievo del signor Otto, dal quale egli non meno per l'ardire e virtù dell'animo, che per la destrezza e gagliardla del corpo era sommamente amato e tenuto caro. Le cagioni di questo sollevamento furon due: la prima, le parzialità e nemistà loro, non si fidando l'uno dell'altro ; la seconda, perchè pa-
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Storia fiorentina (volume II)
di Benedetto Varchi
Borroni e Scotti Milano
1846 pagine 476

   

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