Storia fiorentina (volume II) di Benedetto Varchi

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      libro quindicesimo 393
      nozzi, Matteo e Giovanni firunozzi e Balle Gori con altri loro seguaei, affrontarono io Firenze, nel borgo di San Lorenzo, Bastian di Filippo e Cammil-Io di Mariotto Cellesi con altri spadaccini lor cagnotti, e finalmente uccisero Cammillo. Per la qual cosa, levatosi il romore grande, corsero in un tratto i famigli d'otto, e presero fuor di Firenze, mentre si fuggivano, Matteo e un da Stignano chiamato Gracianino, il quale essendo gravemente ferito, fu fra poco tempo impiccalo, e Matteo per grazia del duca liberato. Pelle quali cose chiamati a Firenze, l'uwa p^rte e l'altra fecero tregua , e andavano prima sotto la fede di Cosimo, poi sotto la pena di tremila fiorini d'oro; nella qual tregua mai non volle Francesco Brunozzi che si comprendesse Niccoloio, ancoraché messer Francesco Guicciardini capo de'signori otto di pratica, mentrechè si distendeva il contratto, voleva che egli per ogni modo vi si inchiudesse. Del che seguì che Nicco-laio il secondo giorno di giugno avendo accompagnato egli da no lato, e Francesco dall' altrp, con più loro seguaci al palazzo Luigi Guicciardini commossa rio, non solo fece ammazzar lui da Bernardino da Castello , ehe con un pugnale Io passò più volte fuor fuora, ma assalire ancora le case de'Brunozzi, dove entrali per lo tetto, tagliarono a pezzi il proposto e Giovanni Brunozzi, cavatigli di certi nascondigli dove s'erano appiattali : gli altri si salvarono fuggendosi per alcune fogne : nel qual caso non si dubitò che Giovanni di Mariotto Cellesi non .tenesse dal Uracciolino, ancorché egli per non incorrere nella pena della tregua , uon volle trovarvi colla persona , e benché mentre s' abbruciavano, e rubavano le case, fusse chiamalo più volle, e pregato che dovesse porger soccorso, mai non si mosse di casa , dove stava provvisto e inlento con molti armali per soccorrere* se gli fosse bisognato, ii Bracciolino, il quale in quel tempo era poco meno che signore di Pistoia; onde dopo cosi grande eccesso fece subitamente raguaare il coniglio, ed ordinò che i dodici cittadini del governo mandassero quattro ambasciadori al signor duca, sì a scusare lui * e mostrare che lutto quello che aveva fìllio, aveva fatto per necessità di mantenere la vita a se 5 i, quale era insidiato giorno e notte e perseguitalo da Brunozzi , e sì perchè moslrassono che la città noft poteva mantenersi per altra via nella divozione di sua eccellenza illustrissima. La somma fu eh' egli chiese ed ottenne, rispetto a' temporali che correvano, che a lui e a lutti i segoaci suoi fossero perdonati tutti i delitti che in qualunque modo e per qualunque cagione fussero stati e da lui e da loro commessi, dall' ora che fu ammazzato il duca Alessandro insino a quel giorno.
      I tre cardinali partiti, eom'io dissi, con poca soddisfatene loro e d*altri, di Firenze, seV andarono prima a Calenzano alla pieve delv^ooQle


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Storia fiorentina (volume II)
di Benedetto Varchi
Borroni e Scotti Milano
1846 pagine 476

   

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