Storia fiorentina (volume II) di Benedetto Varchi

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      breve era questa : che Io confortava a volere essere autore dell' unione di quella città, e portandosi in modo che desse buon odore di sè , e s'acquistasse merito e laude appresso Dio e appresso gli uomini: alle quali parole il signor Alessandro , anzi alterato che no , disse : Questi signori sanno eh' io non ho mancato mai di far tutti i buoni ufizi, e che io ho obbligata la fede mia di non uscir mai della voglia di lor signorie,^ mai, da real soldato, per V innanzi non uscirò. Fu chi ebbe caro assai quest' impromessa fatta così pubblicamente, e affermala con tanta efficacia, ma sogliono molte volte prometter più, coloro che vogliono attender meno. Matteo tagliò le parole, ringraziando la buona volontà del papa e del vescovo, e lodando il valore e la fede del signor Alessandro. Fu da molti biasimato il vescovo, e ripreso come ingrato e sconoscente del benefizio fatto già dal signor Giovanni a lui e a tutta la famiglia de' Rossi, e la signora Maria, rimproverandogliele, gli disse quel che di pinto non si sarebbe : ma l'agonia eh' egli aveva d'esser fatto cardinale fino a quel tempo, benché invano, gli tolse sempre ogni buon conoscimento: tanto può sempre I' ambizione dovunque eli'entra una volta.
      Già si conosceva da ognuno che i cardinali venivano con pochissima riputazione, perchè, oltra I' altre cose, Giorgio Ridolfi, il quale era stato mandato da loro con lettere a diversi cittadini, fu, come quegli ch'era fuoruscilo, preso, benché poi avendo palesate le lettere, fu loro rimandato. Fu anche preso in que' giorni messer Prospero di Francesco Martelli, chiamato dal poco cervello eh' egli avea, Capo quadro ; e Guglielmo di Piero della medesima famiglia, soprannominato il Governatore, si parti di Firenze, e la cagione fu questa : erano in sulla porta del palazzo de' Medici a sedere con Giovanni Tedaldi, il quale era stato maestro di casa del duca, ed allora era degli otto, Bernardo Vettori, Ridolfo Ridolfi e Guglielmo Martelli, quando il signore Alessandro uscendo fuori, ed essendosi essi ritti per onorarlo, disse mezzo in collera : Messer Giovanni, voi doverreste confortare questi giovani a parlare e operar più saviamente che non fanno, perchè noi sarem costretti a far di quelle cose, che i primi dolenti ne saranno essi. Giovanni scusò sè e loro, e Guglielmo si volle scusare, ma il signore Alessandro, rivoltosegli con viso brusco, disse : Guglielmo, Guglielmo, se tu non se' savio, tu potresti esser fatto diventare, e gli altri coli' esemplo tuo. A questo s' aggiunse eh* egli, il quale non era nè più savio giovane nè più temperato che si bisognasse, ebbe parole con un soldato, e volle, ancoraché fosse in pianelle, cacciar mano alla spada, poi, perchè erano stati divisi, Io mandò animosamente a sfidare.
      Per tutte queste ed altre cagioni si pensò che i cardinali, o accortisi da sè o avvertiti da altri dell'error loro , non volessono proceder più
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Storia fiorentina (volume II)
di Benedetto Varchi
Borroni e Scotti Milano
1846 pagine 476

   

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